Su Atac la mannaia della spending review

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Anche il presidente del Consiglio Enrico Letta annunciava ieri da Atene «un grande piano di privatizzazioni» per il prossimo autunno. Ma sulla testa delle municipalizzate capitoline, ed in particolare sull'Atac, pende anche la mannaia della spending review.

Riduzione di spese, messa in liquidazione e privatizzazione di società pubbliche questo prevede entro il 2014 l'art. 4 decreto legge n.95/2012 . Ne consegue l’obbligo di dismettere o vendere le tantissime società partecipate pubbliche in house a livello comunale e regionale. Se poi queste rischiano di affondare nella marea di debiti come Atac, è probabile che le menti più preveggenti vadano a sondare (o abbiano già sondato) tutte le possibilità già esistenti per evitare la bancarotta. Pur non avendo certezze e informazioni riservate dai 'palazzi' che contano, ci atteniamo semplicemente ad alcune supposizioni.

Ad esempio fra i potenziali soggetti interessati ad entrare nella società di trasporto pubblico capitolino potrebbe essere la RATP (L'Atac di Parigi), che partecipò alla gara di Torino, poi annullata, per la privatizzazione di GTT e Trenord, ovvero le Ferrovie Nord. La società sabauda, se ben ricordiamo, a suo tempo aveva un piede in Atac grazie alla presenza di Luigi Legnani, che era un alto dirigente del gruppo con doppio incarico. D'altra parte è noto che i francesi da tempo hanno una politica espansionistica molto aggressiva a livello internazionale soprattutto perché l'azienda ha dei conti che le permettono di fare acquisti del genere.

C'è poi l'amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti che sta partecipando a tutte le gare per la privatizzazione di aziende Tpl e ha acquisito recentemente l'ATAF di Firenze. Chi sta invece alla finestra, almeno per ora, è NTV di Montezemolo. Se mai le Ferrovie dovessero farsi vive per l'acquisizione in tutto o in parte di Atac i sindacalisti, soprattutto della Cgil, potrebbero consolarsi del fatto che l'ad Moretti proviene dalle loro fila ed è ben consapevole dei rischi per l'occupazione dei circa 11.000 dipendenti dell'azienda capitolina. E comunque in questo caso più che di una privatizzazione si tratterebbe di una statalizzazione vera e propria data la natura pubblica della acquisizione, sempre che la UE lo consenta.

Quindi la concertazione con la società capitolina ed il Campidoglio, richiesta a gran voce soprattutto dalla Cgil, potrebbe garantire al sindacato la partecipazione ad un processo di privatizzazione che ben difficilmente potrebbe essere evitato, se non su posizioni ideologiche più che realistiche. Ma a monte di qualsiasi cessione c'è un ineludibile problema di risanamento dell'azienda che ricade sotto la diretta responsabilità del nuovo amministratore delegato di Atac Danilo Broggi che necessiterà pur sempre della copertura politica del neo assessore Guido Improta. Personaggi cui non manca la caratura per avviare una operazione che è probabilmente iscritta nei destini di Atac che ormai viaggia oltre gli 800 milioni di debiti.

Giuliano Longo