Roma, chiudono nell’incertezza i residence degli sfrattati

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Ignazio Marino è sicuramente persona di parola e appena possibile tenta di dar seguito almeno a qualche promessa elettorale. Ricorderete che fra queste ci fu quella di chiudere i residence per sfrattati, tossici, pregiudicati ai domiciliari e quanti versano nell’emarginazione e nel più profondo disagio sociale dei senza tetto. Residence che ormai, pur gestiti e assistiti da cooperative sociali e dal volontariato, finiscono per divenire veri e propri ghetti della società, ma soprattutto costano un occhio, alcune decine di milioni di euro. Cosi detto fatto proprio ieri passa in giunta una delibera di indirizzo che prevede la chiusura delle suddette strutture, gradualmente certo a partire da quelle i cui contratti sono in scadenza e che inizialmente dovrebbero riguardare 320 famiglie.

Per sommi capi la delibera prevede anche che alle famiglie venga attribuita una somma forfettaria di 5000 euro per l’acquisto del mobilio ma soprattutto 700 euro al mese, garantiti dal comune, per appartamenti a fitti calmierati.

Siamo convinti che la delibera sia ben più dettagliata di quanto riportato e ce ne riserviamo la pubblicazione appena possibile, ma già questi brevi cenni cominciano a suscitare dubbi e perplessità, intanto da parte dei costruttori proprietari dei residence che, se da un lato vedono sfumare la possibilità di una sicura fonte di profitti, dall’altro hanno contratto impegni di lunga scadenza, ad esempio con le banche, e con difficoltà potranno riadattare quelle strutture, spesso devastate ad altri utilizzi.

C’è poi un nodo strutturale che rende difficoltosa l’operazione voluta da Marino. Intanto perché gli eventuali contratti di affitto successivi allo sgombero dei residence dovranno essere 4 x 4 anni. Il che vuol dire che il Campidoglio dovrà farsi garante di questi affittuari almeno per 8 anni. Poi c’è l’aspetto non irrilevante del mercato dei fitti romano che guarderà con molta diffidenza a questi 5000 sfortunati che tenteranno di garantirsi un tetto. E allora, mancando ancora un’agenzia per la casa, ove il mercato privato non rispondesse toccherebbe allocare queste persone svantaggiate in alloggi Ater o edifici pubblici ad oggi non disponibili. Tanto che oggi circa 200 sono le occupazioni abusive di cui 100 in stabili privati.

C’è poi un aspetto di ordine pubblico da non sottovalutare perché la turbolenza di parte degli ospiti dei residence è nota e già la voce che dovrebbero sloggiare al più presto senza un’alternativa certa potrebbe dar adito a proteste.

Messa così qualcuno sospetta che possa trattarsi unicamente di un’operazione di bilancio per far risparmiare, non a caso già Alemanno non aveva rinnovato ai proprietari i contratti dei residence, due dei quali scadranno proprio a breve, ma in ogni caso la macchina è già avviata. Staremo a vedere.

(continua)
 

Giuliano Longo