Comune Roma, batosta per i ristoratori ma in Campidoglio si assume

Revocate le concessioni di occupazione di suolo pubblico. Polemica su nuovi posti di lavoro

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Forse il sindaco Ignazio Marino riuscirà a non aumentare l’Irpef, ma la tassa di soggiorno a carico degli hotel multistellati  e quella per l’occupazione di suolo pubblico sono destinate a raddoppiare. Queste le novità che emergerebbero dall’ultima simulazione elaborata dall’assessorato al Bilancio. Solo in questo modo sarebbe  possibile ridurre li tagli alla spesa corrente per circa 80 milioni, senza toccare i servizi sociali e forse la tariffa dei trasporti che peraltro a Milano è già stata ritoccata.Certo, solo una simulazione, chi invece non simula e va su tutte le furie è Confcommercio. «Quello che sta accadendo – tuona il suo presidente Giuseppe Roscioli– riguardo le lettere che il primo municipio sta recapitando agli esercenti per comunicare la revoca delle concessioni di occupazione di suolo pubblico, è una vera assurdità oltre che una pericolosa dimostrazione di incoerenza.» Per ora nessun raddoppio della tassa, ma la revoca è propedeutica a futuri incrementi. Roscioli, che recentemente ha incontrato il sindaco mostrandosi accondiscendente sulle conseguenze per il commercio delle aree attigue al Colosseo, questa volta ci va di pesante.«Se è vero  che il Comune di Roma è sull’orlo della bancarotta e del collasso economico, negare le concessioni ai ristoratori del centro storico equivale a rinunciare volontariamente ad un’entrata di circa 10 milioni di euro all’anno…. Un suicidio premeditato per i conti di Roma Capitale.»Sin qui nulla da eccepire. Differente è la questione quando Roscioli si accoda alla campagna delle opposizioni sulle assunzioni dei 75 fidatissimi del sindaco  stimate in 4,5 milioni l’anno.«Se la matematica non è un’opinione – sbotta- e’ evidente che i conti in questi modo non torneranno mai». Cattivello Roscioli,  ma su questa storia delle assunzioni ormai parecchi ci inzuppano (a ragione) il pane dimenticando la prodigalità di Alemanno all’inizio del suo mandato. A poco vale ricordare il passato se ormai su giornali campeggia la lista dei fortunati con stipendi che oscillano dai 30.000 ai 140.000 euro lordi anno. Se a questa situazione si aggiunge la quasi totale riconferma di tutti i dirigenti capitolini a partire dal ragioniere e dal segretario generale Salvi e Judicello, profumo del promesso rinnovamento, se ne annusa ben poco.  In un contesto capitolino dove le corporazioni, dai vigili ai dipendenti Atac, cominciano a esercitare la massima pressione prima dei ventilati tagli. Storie vecchie ed incrostate nei decenni che Marino inizia solo ora a monitorare. Ragion di più per mantenere quell’aplomb anglo/calvinista  che dovrebbe impedirgli nel largheggiare con le assunzioni. 

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