Roma, arrivano le “borchie” di Ignazio Marino contro i tavolini abusivi

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Parigi è cara. Lì tutto è regolato per bar, ristoranti e bistrot che si affacciano su marciapiedi e boulevard affollati con quelle belle verande dove gli avventori si godono il passeggio fra un pernod e un caffè o un rapido pasto. Viene spontaneo allora il raffronto con Roma dove ogni angolo  di stradina, marciapiede o pizza del centro storico viene occupato da improbabili tavolini destinati magicamente a scomparire alla chiusura dell’esercizio.Ne va del decoro e della bellezza di tanti angoli di questa città fra i più belli del mondo. A essere sinceri la guerra al tavolino selvaggio l’aveva iniziata il non dimenticato Gianni Aleamanno con i suoi soliti Ukaze di scarsissimo risultato, un po’ per la reazione degli esercenti e delle relative consorterie, un po’ per la mancanza di controlli e sanzioni adeguate. Fatto sta che il fenomeno ha continuato a proliferare abusivamente creando una obiettiva immagine di caos o di città dove il concetto di spazio pubblico e di decoro sbiadisce a fronte dell’interesse degli esercenti.Ebbene, con Ignazio Marino che ha un’immagine della città tutta ordinata, pedonalizzata e pulita si scatena la vera propria guerra al  tavolino selvaggio con pesanti armi di sbarramento. Infatti a breve spunteranno le “borchie”, che serviranno a delimitare gli spazi entro i quali pub, bar, ristoranti ecc. potranno occupare il suolo pubblico. L’elenco per ora riguarda 12 piazze della Capitale: piazza Barberini, piazza Santa Maria in Trastevere, Campo dè Fiori, piazza Madonna dei Monti, piazza della Rotonda, piazza Mignanelli, piazza di Pietra, piazza Sant’Apollinare, piazza Santa Cecilia, piazza Sant’Eustachio, piazza San Giovanni in Laterano, piazza Sant’Ignazio e piazza San Lorenzo in Lucina.Un fronte che per ora riguarda solo il primo  municipio che insieme al Comune sta predisponendo un bando per scegliere la ditta incaricata di produrre e posizionare le  lastre sul suolo da delimitare. L’annuncio della decisione l’ha dato ieri l’assessore all’Urbanistica Giovanni Caudo nel corso della “Passeggiata della legalità” organizzata dal circolo Sel del centro storico. «Le borchie nelle piazze storiche – ha detto – segnaleranno con evidenza se gli spazi occupati dai tavolini sono legali o illegali, permettendo le operazioni di controllo da parte dei vigili».Ma la battaglia è appena agli inizi perché il fuoco di sbarramento l’ha aperto nei giorni scorsi il presidente della Confcommercio Roscioli che agitava il nodoso bastone dei 10 milioni che ogni anno entrano nelle casse capitoline per l’occupazione di suolo pubblico. Senza però dirci se anche gli abusivi pagano il pesante balzello. Quindi nessun timore per chi è in regola, perché le borchie non faranno altro che sancire un diritto acquisito e regolarmente tassato.