Il Partito democratico romano fra successi e faide

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Cosa sta succedendo nel Pd romano? Niente. O meglio nulla di più di quanto va accadendo dalla dipartita di Walter Veltroni dalla segreteria della sua creatura, in poi. Accade appunto che nel Pd romano si perpetui lo scontro di fazioni che nemmeno le vittorie di Nicola Zingaretti ed Ignazio Marino paiono (ma solo paiono) placare. Anzi, il neo sindaco non ha esitato (talora)  a mettersi in rotta di collisione con il Pd partito  su importanti questioni di poltrone e  governance cittadina.  “Vuol fare tutto da solo” questa l’accusa che tuttavia oggi spunta contro una sorta di commissariamento (o surveillance)  governativa su un bilancio cui mancano 867 milioni.Detto questo, le voci di futuri rimpasti, sostituzioni e avvicendamenti di Giunta paiono più gli effetti di un persistente  fuoco amico che una immediata possibilità. Sin qui Marino, ma negli ultimi tempi a risollevare il polverone fra i democratici ci ha pensato la rentrée  di Goffredo Bettini, il guru del ‘modello Roma’, che pure in un anno si è portato a casa la vittoria del sindaco chirurgo da lui indicato, dopo aver agevolato il passaggio di Zingaretti alla Regione. Nicola, il ‘prescelto’, per battere Alemanno. Ma cheffà Goffredo? Siccome lui è fermamente contrario al fazioso correntismo del Pd, lancia la sua di corrente con tanto di documento presentato al Capranichetta dove, dal sindaco al governatore, era presente e plaudente la creme Democrat romana.E fa anche di più perché se qualche mese fa imponeva la sua mano benedicente sul capo diMatteo Renzi quale candidato congressuale alla segreteria del Pd, oggi cambia  marcia ed è tentato di proporre la sua di candidatura al sommo soglio del Nazareno. Ieri l’on Morassut che pure è stato segretario regionale di un  partito che solo dopo un anno e passa si è quasi  ricompattato sulla segreteria di Enrico Gasbarra, sul Corriere della Sera se la  prendeva anche lui con le correnti schierandosi con Bettini. Chi sembra invece volersi defilare dalle beghe congressuali del Pd è Ignazio che avrebbe già archiviato la sua passeggiata ai Fori con Matteo Renzi.LEGGI ANCHE: Pd, le correnti affilano le armi: in gioco la segreteria romanaAncor  più defilato Zingaretti che pure apprezzando il documento di Goffredo non pare si voglia schierare. In tutto questo fermento appaiono curiosamente silenti i bersanian/dalemiani che  sono usciti un po’ con le ossa rotte per le decisioni di Marino sulla spartizione delle poltrone capitoline e soprattutto per le intenzioni manifestate dal sindaco sul futuro assetto delle municipalizzate. Si dice che stiano affilando i lunghi coltelli congressuali   mobilitando i fedeli delle loro lobby, non ancora rassegnati a vedere il sindaco di Firenze sulla poltrona che fu di Bersani. Insieme a loro,  più a sinistra,  gli uomini di Fassina si organizzano forse per convergere su Cuperlo. La partita che si giocherà a Roma non sarà affatto scontata per Renzi che qui ha perso pesantemente alle primarie con Bersani mentre il giovane vice ministro ha preso un sacco di voti alle parlamentarie di febbraio.Solo oggi si è fatta sentire sul Messaggero la flebile e pacata  voce del bersaniano ex capo gruppo capitolino Umberto Marroni in difesa dei re delle preferenze nel PD, ma sappiamo che l’ esclusione dei suoi uomini dalla governance di Atac brucia ancora. Dobbiamo dunque attenderci  un sanguinoso regolamento di conti? Ma no. Nemmeno il gruppo dirigente più masochista si massacrerebbe per antichi rancori dopo aver vinto tutto. I tempi anche nel Pd sono cambiati. Il collante del potere terrà sempre tutti uniti nel grande partito ‘liquido’ della sinistra. Tanto liquido da dilagare al centro per necessità storica (?).