Metro C, la memoria di giunta non ferma lo sciopero di lunedì

Il documento mostra tutte le tensioni attorno alla vicenda della linea metropolitana. E i lavoratori restano senza stipendio

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La metro più cara del mondo questa volta vede lunedì 28 i cantieri bloccati dallo sciopero. Neanche il documento prodotto dal Comune dopo un’agitata serie di riunioni ha convinto i sindacati che vogliono vedere pagati gli stipendi ai lavoratori ormai stremati (economicamente e dalle incertezze politiche). «La giunta di Roma Capitale ha approvato una memoria di giunta con la quale viene stabilito l’iter propedeutico allo sblocco dei fondi destinati al general contractor di Metro C per la riapertura dei cantieri per la realizzazione della linea C della metropolitana» scrive lo staff di Ignazio Marino. Ma dietro a quella che parrebbe una “soluzione” mancano le risposte e i termini di come dovrebbe sbloccarsi la vicenda Metro C.

Tutto questo perché all’interno della giunta, tra assessore al Bilancio (Morgante) e quello alla mobilità (Improta) si starebbe consumando uno scontro neanche troppo silenzioso. A fronteggiarsi in realtà sono due linee di pensiero sul finanziamento della metropolitana: quella sostenuta dal ragioniere generale Salvi, contrario a concedere i fondi per la metro C, contrapposta a quella del segretario Generale Liborio Iudicello. La memoria di giunta cerca di comporre in qualche modo questo scontro: per ora i cantieri non chiudono e di fatto si prevede una due diligence, cioè un controllo su come è stata gestita la società Roma metropolitane.

Insomma, un passaggio che non sbroglia la matassa esistente, ma crea una sorta di “road map” entro la quale gestire la situazione, davvero travagliata e farraginosa, della linea di metrò più costosa di sempre. Una storia infinita  ancora piena di incognite: l’opera decisa oltre dieci anni fa deve infatti proseguire per non creare un enorme guasto finanziario alle casse pubbliche. Val la pena ricordare che inizialmente si prevedevano le fermate di Tor di Quinto, Vigna Clara, Farnesina, Auditorium, Vignola, prima di approdare a Clodio-Mazzini. E dopo Ottaviano le stazioni Risorgimento, San Pietro, Chiesa Nuova, Argentina. Ebbene, tutte queste stazioni non ci sono più.

Oggi è disponibile uno  stanziamento di 400 milioni previsto nel “Decreto del Fare” dello scorso 15 giugno subordinato però alla presentazione del progetto definitivo della tratta Colosseo-Venezia ed all’attivazione della tratta Pantano-Centocelle.  E’ chiaro tuttavia  che ancora si naviga nell’incertezza finanziaria con il rischio sempre incombente che i cantieri aperti a San Giovanni, al Celio e a via dei Fori Imperiali debbano essere fermati. Alemanno aveva annunciato trionfalmente con tanto di casco giallo intesta che alla fine del 2013 sarebbe stata avviata in  pre esercizio la tratta Centocelle-Pantano. Poi a luglio il neo assessore ai Trasporti Improta aveva rivelato che «i tempi ufficiali» erano saltati con l’entrata in esercizio della prima tratta non prima del giugno 2014. Poi ci ha pensato il sindaco Ignazio Marino ad affermare perentoriamente che «il 30 giugno 2015 le persone devono poter salire nella metropolitana nella stazione San Giovanni» minacciando di inserire penali per ogni giorno di ritardo. Vista la situazione sarebbe meglio andarci cauti con i proclami.

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