Concorso Comune di Roma, Sveva Belviso denuncia Ignazio Marino

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Concorso Comune di Roma, Sveva Belviso denuncia Ignazio Marino

E’ stata presentata questa mattina, presso la Procura di Roma, una denuncia contro il sindaco della Capitale Ignazio Marino, per procurato allarme e abuso d’uffico sulla vicenda dei presunti illeciti nel cosiddetto “concorsone” indetto dal Comune. A depositarla Sveva Belviso, consigliere comunale e capogruppo del Nuovo centrodestra, la quale, parlando con l’agenzia Dire, ha chiarito: «Eventuali irregolarità nel concorso sono da provare.

Evidenti sono invece le responsabilità del sindaco Marino. Se aveva dei dubbi sarebbe dovuto andare direttamente in Procura, senza creare allarme e spacciando dei dubbi per certezze». Nelle sei pagine di denuncia si chiede, infatti, di verificare «gli eventuali profili di illiceità penale a carico del sindaco e degli eventuali ulteriori responsabili degli atti posti in essere al fine di verificare se sussistano i presupposti per procedere nei loro confronti».

E ancora: «Emergono forti perplessità in ordine alla legittimità e alla correttezza degli accertamenti eseguiti sui documenti di esame custoditi dalle commissioni esaminatrici, in considerazione del fatto che le verifiche sono state compiute senza la presenza di coloro che hanno la responsabilità dello svolgimento delle procedure selettive e che, inoltre, non si comprende come sia possibile che abbiano potuto aver accesso ai documenti conservati dalle commissioni esaminatrici in considerazione del fatto che, da quanto ci risulta, la documentazione delle prove selettive è custodita in una cassaforte presso il dipartimento politiche delle risorse umane di Roma Capitale».

Nella denuncia, poi, si specifica come «gli accertamenti sono stati effettuati da funzionari pubblici che non hanno specializzazioni tali da poter determinare l’idoneità relativa alla tipologia delle buste utilizzate per lo svolgimento delle prove scritte». Infine nell’esposto si sottolinea come Marino avrebbe «agito in violazione dei propri doveri d’ufficio», disponendo, «senza formali provvedimenti, degli accertamenti che sono stati compiuti sulla documentazione d’esame, acquisendo documentazione custodita e sigillata, senza che tali accertamenti fossero eseguiti in presenza dei commissari». (Dire)

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