Comune di Roma, dopo il bilancio l’incubo dei ricorsi

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Comune di Roma, dopo il bilancio l'incubo dei ricorsi

La maggioranza di sinistra cerca in queste ore una soluzione che permetta di superare l’ostruzionismo dei 200.000 fra emendamenti e ordini del giorno sul bilancio del 2013 che Alemanno ha lasciato in eredità. Ma qualunque sia la soluzione allo studio in questo momento resta sempre sullo sfondo l’incognita dei successivi ricorsi amministrativi una volta approvato il bilancio. Il destino cinico e baro vuole che a determinare le condizioni dei futuri ricorsi sia stata proprio la sinistra ai tempi della battaglia contro la famosa delibera Acea per la cessione del 21% delle sue quote ai privati.

Allora la Sezione Quinta del Consiglio di Stato accolse il ricorso dei consiglieri Gianluca Quadrana, Francesco Smedile e Maria Gemma Azuni, rappresentati e difesi dall’avv. Gianluigi Pellegrino. Per effetto di quella ordinanza del Consiglio di Stato il Campidoglio non fu in grado di procedere alla vendita delle quote. La motivazione del Consiglio fu chiara: «La lesione dell’interesse dei consiglieri ad esplicare appieno le proprie funzioni, comprensive del diritto a discutere gli ordini del giorno e del successivo diritto ad esercitare il diritto di voto, è immediatamente rilevante». In soldoni, gli ordini del giorno, qualunque ne sia il numero, vanno votati, mentre (almeno implicitamente) gli emendamenti potrebbero essere accorpati in “emendamentoni”.

Ma l’ordinanza del Consiglio diceva anche che «l’intento ostruzionistico dell’opposizione, evidente nel caso di specie, deve essere superato con strumenti procedimentali diversi, non configgenti con il Regolamento comunale» che prevede la discussione degli odg. Allora il Consiglio di Stato sospese la decisione del Tar del Lazio che aveva mantenuto in vigore la determinazione del presidente dell’assemblea capitolina Marco Pomarici, di rinviare successivamente all’approvazione del bilancio 2012 l’esame degli ordini del giorno presentati sulla proposta 32/2012 ossia quella relativa all’Acea.

Certo si trattava di una delibera, sia pur decisiva e non del bilancio ma è certo che i probabili ricorrenti si aggrapperanno a questo precedente per far vedere i sorci verdi a Marino. Per i ricorsi ci vuol tempo, intanto il bilancio potrebbe passare, ma più che alle carte bollate l’opposizione mira a screditare il sindaco nella speranza che in un prossimo futuro le condizioni maturino per farlo cadere. Al momento, come afferma il capo gruppo del Pd D’Ausilio (vedi articolo correlato), non esistono le condizioni politiche per un accordo, ma in politica il “mai” apodittico e definitivo non esiste.

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