Comune di Roma, prima il bilancio poi il patto istituzionale

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In attesa si plachi la tempesta perfetta (come l’ha definita lo stesso intervistato) dell’approvazione del bilancio capitolino abbiamo sentito il giovane capogruppo del Pd Francesco D’Ausilio che nei pochi e travagliati mesi di questa amministrazione si è fatto qualcosa di più delle proverbiali ossa e gli abbiamo chiesto come si esce da questa situazione di impasse che vede dalle opposizioni la presentazione di 200.000 fra emendamenti e ordini del giorno.

«Esclusa la via dell’accordo politico – ci ha detto –  non rimane che quella regolamentare con l’accorpamento di ordini del giorno ed emendamenti visto che  il regolamento capitolino non prevede la possibilità di votare la fiducia per sbloccare una situazione di grave ostruzionismo. E in queste ore stiamo lavorando per trovare la soluzione».

Ma non pensa che questa situazione sia frutto del deficit politico di questa amministrazione e di questa maggioranza che sono riuscite  a mettersi contro tutte le opposizioni escluse i grillino?
Io sostengo che su questa amministrazione si vadano scaricando tensioni e problemi che non hanno facilitato il dialogo. Poi ci sono le difficoltà di rodaggio della Giunta e i tempi che l’azione amministrativa richiede per affrontare i problemi che Alemanno ci ha lasciato in eredità. Inoltre l’opposizione fa conto di trovare il sostegno di una opinione pubblica delusa ma non credo che la luna di miele fra la maggioranza dei romani che l’hanno votato e Marino si sia esaurita.

Chiusa questa partita però i giochi si riapriranno con i conti del 2014
Personalmente sono convinto che per affrontare questo nodo decisivo per gli anni successivi  occorra un patto costituente…

L’arma dei grandi sindaci di fronte a difficoltà eccezionali…
Certo, perché occorre appellarsi a tutte le forze economiche e sociali su un progetto di città e di un lavoro di risanamento che superi le divisioni politiche. Un accordo largo fra istituzioni, cittadini, imprenditori, sindacati ed associazionismo che ci permetta di rimettere i conti apposto non senza qualche sacrificio. E’ su un patto di questo tipo che alla fine si misurerebbe la buona volontà almeno di parte delle opposizioni. E anche di quella che fa capo a Marchini imprenditore lui stesso oltre che politico.

Quindi in caso di rifiuto di questo accordo ampio non ci sarebbero più alibi per nessuno…
No, perché è indubbio che in questo momento la città soffre e una opposizione che vuol solo far cadere Marino non l’aiuta a guarire.

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