La capitale ostaggio di fasci, forconi e autisti

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Da martedi sino alla vigilia di Natale sarà meglio andare a piedi o in bici sulle orme del sindaco Marino, in alternativa userete la solita macchina attanagliata per ore nel traffico urbano. Eh sì, perché la signorina Quintavalle leader ‘spontanea’ degli autisti Atac ha deciso che i suoi adepti dovranno scrupolosamente attenersi ai regolamenti che ad esempio prevedono di non superare gli 80 passeggeri sui bus. A dar man forte a questo sciopero  bianco interverranno i vigili urbani, anch’essi in agitazione, facendo scendere i passeggeri in eccedenza.

Ebbene, cari lettori, adesso ci siamo proprio rotti le palle. Quattro forconi con un po’ di fascisti paralizzano intere aree cittadine, continue manifestazioni bloccano il traffico e ora le categorie protette, come i vigili spesso assenti dove dovrebbero essere, o gli autisti sgarbati con tanto di telefonino all’orecchio e spesso in divisa da Serpico, vanno a colpire le fasce più deboli e povere della popolazione che sono costrette ad usare i bus spesso per lunghissimi percorsi.

In questa situazione è davvero esilarante sentir parlare il capo dei pizzardoni di lotta alla doppia fila o l’assessore Improta di preferenziali, ciclabili, car e bike sharing, macchine elettriche, chiusura di intere aree del centro come se Roma potesse trasformarsi in una città museo com’è nella testa del sindaco. Neanche con la dissennata e poco trasparente gestione di Alemanno le categorie avevano alzato la cresta come oggi. Non siamo scemi e ci rendiamo conto che il disagio sociale monta e anziché correr dietro ai fumogeni dei fasci con forconi, basterebbe vedere l’aumento esponenziale dei furti d’auto in alcune zone della città.

Ma queste dei vigili e degli autisti non sono categorie alla fame come le centinaia di migliaia di disoccupati e cassintegrati che a lavorare non ci andranno più. Ridicolo anche il tentativo dei sindacati, ormai spiazzati, di rincorrere la protesta di queste categorie protette che scherzano con il fuoco di una capitale e di aziende partecipate che sprofondano nei debiti. Ma a vigili, autisti e domani netturbini o comunales, da dove arriva la certezza che Roma non possa fallire e le municipalizzate poste all’incanto? Sperano forse che Marino e Improta continuino a pompare i soldi di tutti gli italiani per coprire i disastri di Roma? No così non va e talora per il bene comune occorre fermezza. Usatela a costo di apparire reazionari, visti i danni del precedente consociativismo politico magnone.

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