L’Acea si salva ma Atac resta nel mirino

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Comune di Roma: Acea si salva, Atac nel mirino

Oggi l’aula del Senato ha dato il via libera all’emendamento della senatrice Lanzillotta di Scelta Civica per il decreto legge Salva Roma, ma rispetto alla formulazione iniziale salta la proposta di vendere il 21% delle quote Acea che rimane, come oggi, a maggioranza del Comune di Roma. Una vittoria per la sinistra ed il sindaco Marino che si erano mobilitati contro questa ipotesi. Inoltre passa l’emendamento Lanzillotta-Ichino che toglie al sindaco Ignazio Marino la possibilità di un ulteriore aumento dell’addizionale Irpef dall’attuale 0,9% all’1,2%.

L’emendamento è passato con il parere favorevole della relatrice Magda Angela Zanoni del Pd nota per l’emendamento, poi ritirato, che demandava all’Authority il controllo dei lavori sulla metro C, di fatto bloccandone i finanziamenti. Cessata l’euforia per la grande vittoria e scorrendo il resto del decreto, c’è poco da gioire soprattutto per Atac. Infatti il testo prevede «una una ricognizione dei fabbisogni di personale nelle società partecipate prevedendo per quelle in perdita il necessario riequilibrio con l’utilizzo degli strumenti legislativi esistenti». Certo, viene confermato «il controllo pubblico delle società e delle reti» ma l’emendamento prevede che al Ministero dell’Economia e della Finanza e al Parlamento venga presentato un rapporto che «evidenzi le cause della formazione negli anni precedenti del disavanzo di bilancio di parte corrente nonché l’entità e la natura della massa debitoria».

Stop anche ai licenziamenti ma si chiede «una ricognizione dei fabbisogni di personale nelle società partecipate prevedendo per quelle in perdita il necessario riequilibrio con l’utilizzo degli strumenti legislativi esistenti». Una vittoria che per il Campidoglio prevede altre complicazioni e il nodo più urgente e complicato è proprio quello di Atac. Può sembrare marginale ma oggi Improta insiste, ad esempio, per avere dalla Regione 300 milioni per il Tpl mentre Zingaretti, fatti i suoi conti, sarebbe disposto a sganciarne 140 dopo averne già erogati 100 per il 2013.

Se poi si dà un occhiata ai crediti pregressi di Atac nei confronti della Regione si scopre che nel bilancio 2012 sono ancora iscritti 265 milioni frutto della svalutazione (323 milioni) apportata ai 588 iniziali. In soldoni vuol dire che di svalutazione in svalutazione quei crediti non sono esigibili. Questione non di poco conto per una società che solo nel 2012 ha perso 156 milioni e ha visto il suo patrimonio scendere dai 570 milioni del 2011 a 405 nel 2012.  Per non parlare dell’indebitamento che per quell’anno veniva riportato in 269 milioni.

Numeri certo, solo numeri ma che chiariscono una situazione ormai oltre al limite del tollerabile senza un serio piano industriale e finanziario che condizionerà l’erogazione dei fondi per Roma Capitale oggi particolarmente “attenzionata” da Governo e Parlamento. Una società che campa con un contratto di servizio con il Comune prorogato sino alla fine dell’anno, squassata da continue micro e macro agitazioni che ne mettono in discussione la qualità e la continuità del sevizio.

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