Acea, Atac e Ama: a Roma ha vinto il partito del “tutto pubblico”

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Il partito del tutto e sempre pubblico ha vinto ancora una volta facendo a pezzi l’emendamento di Linda Lanzillotta che prevedeva non solo la cessione del 21% delle quote Acea con la cessione della maggioranza ai privati, ma bloccando ogni ipotesi di privatizzazione di Atac e Ama ed eventuale taglio del personale. Una battaglia nella quale si è distinto l’ex capo gruppo capitolino, oggi onorevole, Umberto Marroni, con uno zelo degno di un comunista d’antan. Quindi il decreto “salva Roma” da alcuni definito ironicamente “salta Roma”, congelerà la situazione esistente nelle municipalizzate mettendo a rischio lo stesso bilancio capitolino del 2014. Una vittoria di Pirro a ben vedere soprattutto per l’azienda di trasporto pubblico che si appresta, come riporta oggi il Corriere della Sera, a sganciare ben 5 milioni per le liquidazioni dei dirigenti fatti fuori dal nuovo amministratore delegato, il milanese Danilo Broggi sponsorizzato dall’assessore Guido Improta.

Un’azienda, l’Atac, che si avvia allegramente verso il baratro del fallimento con i suoi 700 milioni di debiti ed una perdita annua attorno ai 150 milioni. Ma la ‘generosa’ battaglia di Marroni ed il conseguente congelamento della situazione hanno senso se si guarda al peso, consociativo con Alemanno, che il Pd ha sempre avuto in un’azienda di 12.000 dipendenti. Cinque amministratori delegati in 5 anni non denotano certo una continuità di governance e la stessa onnipotenza dei sindacati si sbriciola ormai nella proliferazione delle sigle non ultimo il movimento della Quintavalle che a breve diverrà esso stesso sindacato.

Sarà interessante capire allora quali saranno i cardini del piano industriale Atac  promesso da Improta se non si potrà licenziare nessuno e cedere qualcosa per far cassa. Eppure da vendere ce n’è. Parlino dei famosi immobili dismessi, soprattutto rimesse, sulle quali Alemanno ci giocò la faccia senza che ne sia mai stato venduto un mattone. A suo tempo si parlava di un valore di oltre 250 milioni per questi immobili che peraltro sono ipotecati dalle banche. Ma se la vendita di questi sarà l’ultima spiaggia della nostra scassatissima municipalizzata toccherà fare in fretta. E allora altro che Smart city e rimesse ristrutturate in funzione dei bisogni collettivi e degli spazi pubblici come vorrebbe fare l’assessore Giovanni Caudo con le caserme. Qui toccherà valorizzare al più presto gli immobili per poi venderli e ci vorranno anni. E nel frattempo? Chiedetelo a Umberto Marroni strenuo difensore del “pubblico” a tutti i costi.

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