Ignazio Marino pedala ma ha il fiato corto

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Bilancio Roma, il prefetto allunga i termini per l'approvazione

Buon anno,

in primo luogo a voi amici del web e fans che seguite Cinque Quotidiano giorno per giorno, ora per ora.

Auguri a tutti i romani ormai affratellati in quell’area vasta della città metropolitana che andrà da Civitavecchia a Colleferro.

Auguri al sindaco Ignazio Marino, alla sua giunta scossa da qualche interno dissapore.

Auguri al Consiglio di Roma Capitale che sino ad oggi ha lavorato ben poco ma che sta affilando le armi per l’approvazione del Bilancio 2014.

Roma è salva! Ma come, non ve ne siete accorti? Letta fa passare nel mille proroghe il decreto che consente a Roma di scaricare ben 400 milioni nel debito commissariato che pagheremo nei prossimi 200 anni grazie a quel 4 sul 9% di aliquota Irpef che grava sulle nostre spalle. Il partito del nord strilla, si agita contro Roma ladrona fingendo di ignorare che il primo vero salvataggio dal fallimento della città, allora amministrata da Alemanno, lo fece proprio l’indimenticato Giulio Tremonti che nel 2008 congelò 12 miliardi di debiti capitolini accumulati anno per anno a partire dal plestocene.

Ebbene, Roma non fallirà. Sentiamo già qualcuno di voi borbottare  «e chi se ne frega, tanto qui siamo sepolti dai rifiuti e fra un po’ spunteranno i ratti» che cambino o no i pagatissimi vertici Ama.  Come non darvi torto, ma cosa poteva fare il sindaco Ignazio (votato da un romano e mezzo su quattro) in così pochi mesi. E’ vero che appena eletto si è fatto il suo staff di 76 nuovi assunti a termine, ma certamente non ha voluto spartire onori e prebende fra partiti e correnti che in vece tenevano per la gola Gianni Alemanno.

Lui ce l’ha messa tutta. Ha pedalato a destra e manca, ha ritoccato la viabilità ai Fori, ha promesso le ciclabili, annunciato la smart city, ha proclamato la fine (sob!) dell’emergenza rifiuti con la chiusura di Malagrotta, è andato negli States con il Galata morente per cercar soldi, ha schiodato i quattrini già stanziati dal Governo, ma contestati dalla Corte dei Conti, per la metro C che altrimenti i costruttori lo mettevano in ginocchio, si è fatto dare altri 100 milioni dal Governo per completare la Nuvola di Fuksas, ha litigato con Acea, ha fatto il muso alla sua maggioranza strizzando l’occhio ai grillini e a Gianni che oggi è un suo amicone, ha sostenuto Renzi.

Infine, per rilassarsi e non perdere la mano del mestiere, si è pure recato ad un convegno medico in Turchia. Si dice che il sindaco chirurgo voglia vedere e firmare tutto sin dalle prime ore del mattino dopo aver spento le luci superflue nelle stanze capitoline la sera prima. Insomma, Marino è uno che lavora duro con un emolumento da 4.500 al mese mentre i dirigenti del suo staff, della sua amministrazione e delle municipalizzate viaggiano da un minimo di 100 ad un massimo di 400.000 euro anno fra benefits e altro senza che nessuno ponga loro obiettivi veri di produttività e risanamento per la ditta Roma, con 62.000 dipendenti, che pompa solo danaro pubblico.

Ignazio, come un personaggio di Kipling, si è seduto sull’elefante zoppo della Capitale credendo che le sue promesse elettorali, rigorosamente progressiste e radicali, potessero attraversarne la pellaccia e rianimar lo spirito del pachiderma. Pensava bastasse il suo verbo e la sua indubbia integrità per segnare il nuovo che avanza. Purtroppo l’elefante si è piegato sulle gambe anteriori spossato dalla crisi, dalla disoccupazione, dallo sfaldamento dei servizi di trasporto, dal progressivo decadimento del decoro urbano, dalla invivibilità inquinante del traffico, dal vandalismo diffuso, dalle rivendicazioni corporative di questa o di quella categoria.

Roma decade, si affloscia, si chiude in se stessa non per colpa di Marino che pure si agita per distinguersi da una classe politica screditata, ma non riesce a mettere in piedi un progetto che costi pure lacrime e sangue ma dia la speranza alla Capitale soffocata da debiti stratosferici . Un progetto dove l’economia, anche quella delle costruzioni e delle grandi opere, venga rilanciata. Un progetto o tanti progetti credibili che attirino  investimenti italiani ed  esteri non soltanto per la valorizzazione di quella città museo che Marino ha in testa.

Un progetto per il sociale che non sia solo fondato sulle cooperative che campano di fondi pubblici ma stimoli quel privato sociale che è anche impresa. Ignazio è sicuramente un gran pedalatore ma non ha fiato sufficiente per arrivare alle periferie della Valle Galeria, della Salaria, della Cassia, di Ponte di Nona, di Torbella, di Centocelle ecc. ecc. dove i partiti sono scomparsi e l’associazionismo agonizza nella diffusa egoistica (e talora cinica) indifferenza.

E qui, nei suburbi, la credibilità di Marino va a picco trascinando quei partiti della sua maggioranza che secondo lui rappresentano il vecchiume della politica. Ma daje Ignazio, esci dal tuo cerchio magico e ascolta. Anche i professori hanno da imparare.

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