Comune di Roma, su Ama Marino difende il suo operato a spada tratta

Il sindaco non arretra di un passo e ribadisce che «quanto accaduto è la dimostrazione che c'è stato un cambiamento»

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Comune di Roma, su Ama Ignazio Marino difende il suo operato a spada tratta

«Il Partito democratico, per la gravità e la delicatezza di quanto accaduto ieri, richiede la presenza del sindaco in Aula. Per questo chiediamo di sospendere i lavori fino all’arrivo del primo cittadino». Aveva esordito in Consiglio il capo gruppo del Pd Francesco D’Ausilio e subito dopo il presidente Mirko Coratti sospendeva la seduta ancora in corso. Verso le 18,30 il sindaco si è presentato precisando di esseri allontanato dalla importante riunione dei sindaci cui stava partecipando, non senza aver accennato di un suo precedente incontro con Matteo Renzi giudicato  “estremamente positivo”. Una sorta di monito rivolto alle inquietudini che serpeggiano nel Pd.

Poi è entrato nel merito della vicenda Ama. «Per Ama abbiamo fatto una scelta mettendoci la faccia e dando fiducia a un manager d’esperienza, fiducia che è venuta a mancare e noi abbiamo ritirato l’incarico» ha esordito. Aggiungendo con una certa spregiudicatezza che «quanto accaduto ieri è la dimostrazione che c’è stato un cambiamento, che non abbiamo amici da sistemare». Per Marino il curriculum del dimissionato presidente Strozzi «aveva tutte le carte in regola per guidare l’Ama, ma omettendo l’inchiesta a suo carico ha tradito un patto fiduciario e ha tradito non me, ma la città, e io non permetterò mai a nessuno di farlo».

Evitando accuratamente ogni accenno di autocritica ha detto che la sua amministrazione sceglie sempre le persone più capaci. «Posso sembrare rigido su questo o a qualcuno ingenuo – ha proseguito –  anche se la vicenda di ieri dimostra il contrario» ma il suo metodo rimarrà sempre quello di valutare i curricula. «C’è chi ride anche su questo e poi si lamenta se in Italia non viene premiato il merito: io su questo non cambierò mai idea». Esaurito l’esordio calvinista ha difeso a spada tratta il suo assessore Estella Marino. «Abbiamo dato segnali chiari e in alcuni casi anche storici (sic) di cambiamento…. In 3 mesi abbiamo chiuso Malagrotta, se ne discuteva da 10 anni e noi lo abbiamo fatto in 90 giorni con la guida dell’assessore Estella Marino».

La chiusura della discarica di Malagrotta «per noi è stata una scelta ovvia, ma per Roma è stata una scelta storica» di cui Marino rivendica l’esclusivo merito senza citare il ruolo della Regione. Soffermandosi su Ama che vuole risanare, ha citato le «tante professionalità, ma anche vizi, incompetenze e cattiva gestione dopo che per anni ci sono stati professionisti curiosi come l’esperto di razze equine Franco Panzironi». A questo punto la seduta è stata sospesa e poco dopo la parola è stata data alle opposizioni.

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