Rifiuti Roma, la svolta di Marino? Sarà nelle tasche dei cittadini

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Ieri con irriconoscente orgoglio nei confronti della Regione Ignazio Marino in Consiglio comunale ha affermato di aver imposto una svolta storica al problema dei rifiuti capitolini. Non solo, ma si è arrogato il vanto di aver posto fine al sistema di potere del re di di Malagrotta Manlio Cerroni. Concluso lo show che seppelliva anche la figura umana e professionale del dimissionato presidente Ama Ivan Strozzi (incazzatissimo come risulta dalla sua odierna intervista a Repubblica) ha lasciato l’Aula del Consiglio dove poco dopo la maggioranza ha respinto la mozione di sfiducia di tutta l’opposizione nei confronti dell’assessore Estella Marino. Sin qui la politica ed i suoi riti. Ma i cittadini (che fanno estenuanti code per pagare la Tares senza sanzioni di mora sino al 24 di questo mese) non sanno che dal 2014 pagheranno loro la chiusura di Malagrotta sulla quale Cerroni ha costruito il suo impero e i suoi profitti.

Infatti la monnezza capitolina ormai se ne va al nord mentre la mini e temporanea discarica per i rifiuti trattati di Falcognana resta bloccata dai ricorsi. Così ogni giorno quasi 5000 tonnellate di rifiuti si dirigono verso le nebbiose pianure padane impiegando almeno  200 mezzi di trasporto. Lì vengono per lo più bruciati grazie ad un efficiente sistema di termo-valorizzazione che nel Lazio è presente in modo inadeguato solo a Colleferro e San Vittore. Ai due consorzi di imprese incaricati della titanica operazione, già sperimentata per Napoli, saranno pagati 75 mila euro al giorno, ovvero 2,1 milioni di euro al mese per due mesi rinnovabili di bimestre in bimestre.

Se, come disse a suo tempo Nicola Zingaretti le aziende del Nord brindano a champagne, i romani si troveranno sul groppone già quest’anno il costo dell’impresa. In ottobre Ama comunicò ufficialmente di aver aggiudicato la gara per il servizio di prelievo, carico, trasporto recupero-smaltimento, dei rifiuti residui dall’attività di produzione di Cdr giornalmente prodotti negli impianti di Trattamento Meccanico Biologico dell’azienda. Un primo lotto per 26.000 tonnellate di scarti di lavorazione a bimestre più altre 12.160 tonnellate di frazione organica stabilizzata. Costo medio intorno ai 113 euro a tonnellata contro i 66-67 euro del conferimento in discarica, come ammise in conferenza stampa Estella Marino.

Nel frattempo la discarica di Cupinoro smaltirà 20 mila tonnellate ma se vi confluissero tutti rifiuti romani in 12 giorni sarebbe già esaurita. Anche se gli accordi vanno di bimestre in bimestre è prevedibile che questa situazione, e i relativi costi, durerà per almeno due anni in attesa di nuove soluzioni. A risolvere la situazione dovrebbe essere la mitica raccolta differenziata che secondo l’ex amministratore delegato di Ama, Benvenuti, avrebbe raggiunto già il 40%: percentuale poco attendibile al cospetto del quotidiano schifo cittadino nelle strade e attorno ai cassonetti. Non resta che sperare nella nuova governance della indebitatissima municipalizzata che da un lato si troverà a dover sviluppare la differenziata con i relativi e non indifferenti costi.

Dall’altra dovrà ristrutturare l’azienda secondo un nuovo contratto di servizio che non potrà che essere al ribasso, visto lo stato disastroso delle casse comunali. Se ne deduce che la svolta storica conclamata riguarderà le tasche dei cittadini, nelle quali Marino aveva promesso di non mettere le mani. Certo, la colpa non è sua, ma frutto di decenni di imprevidente gestione del ciclo di rifiuti affidato quasi in esclusiva a Cerroni, ma vista la complessità del problema non guasterebbero toni più sobri e realistici da parte di chi governa la città da ormai sette mesi.

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