Emergenza rifiuti: romani, pagherete caro, pagherete tutto

0
89

Mentre Marino, circondato dagli/le sue fedelissime, vaglia da casa sua nei pressi del Panteon (almeno da quanto riferisce Repubblica)  i curricula che determineranno l’unzione del sindaco per il prescelto al vertice dell’Ama, stringono i tempi per  assegnare l’appalto del trasporto dei rifiuti di Roma in altre regioni o all’estero.

L’assessore all’Ambiente Estella Marino tranquillizza facendo intendere che dopo la gara che ha affidato l’appalto per 2+2 mesi  potrebbe intervenire la proroga per altri due. Per Ama si tratta di circa 1.500 tonnellate di rifiuti, mentre della parte restante (compreso del trasporto al nord) continua a occuparsi la Colari, la società del re di Malagrotta Manlio Cerroni, inquisito e ancora agli arresti domiciliari. Su questo appalto si gioca il futuro, almeno per un po’, della monnezza capitolina, che potrebbe addirittura finire all’estero come è avvenuto per Napoli.

Nel frattempo si danno i numeri all’otto sulla differenziata che in alcuni municipi sta creando difficoltà. La settimana scorsa l’ex ad Benvenuti parlava del 40% per alcuni quartieri cittadini, l’Ama parla del 25% in tutta la città mentre il sindaco, sempre prodigo di promesse, ambisce al 60% entro il 2015. Eppure la differenziata non è solo una formuletta magica di speranzosi ambientalisti, ma rappresenta una complessa macchina, definita ciclo industriale dei rifiuti, che va sì dalla raccolta, ma passa poi per il trattamento sino alla fase finale del riciclo che vale solo per una parte dei materiali, carta, metalli, vetri ecc.

Ed è proprio sulle pecche di questo ciclo che il sistema Cerroni ha sviluppato la sua posizione di monopolio e talora di ricatto. Certo il piano dei rifiuti di Marrazzo puntava sugli impianti di termo- valorizzazione oggi presenti a Malagrotta, Colleferro e San Vittore. Bloccata l’ipotesi di Albano dove il Cerroni aveva puntato le sue carte, forse con la compiacenza della Regione, occorre capire dove e come verrà smaltita la monnezza differenziata e lavorata, ammesso anche che Ama, sotto una guida più illuminata, riesca a far lavorare a pieno ritmo i suoi impianti di trattamento (ferie natalizie permettendo).

Non è proprio il caso di fare paragoni con gli impianti presenti al nord, ma se questa è la strozzatura del ciclo romano, non siamo lontani dal vero nell’affermare che il contratto per il trasferimento dei rifiuti capitolini al nord o addirittura all’estero per essere in gran parte bruciati, non durerà solo due anni ma molto di più. Poco male, se i cittadini saranno consapevoli che il pagamento di quei servizi già oggi viene a costare il doppio rispetto al conferimento in discarica, mentre il sistema della differenziata comporta costi aggiuntivi che non verranno coperti dalle briciole stanziate dal Governo. Va aggiunto che l’esempio virtuoso della differenziata in tutta la provincia di Roma si è reso possibile anche grazie allo stanziamento di fondi regionali sin dai tempi del piano Marrazzo.

Ecco perché la partita che si gioca sui vertici Ama è oggi decisiva. Infatti l’azienda che bene o male ha subito l’effetto nefasto dell’eterno conferimento a Malgrotta, oggi dovrebbe divenire con i suoi 8.000 dipendenti una industria efficiente, ripensata, mentre incombe il nuovo contratto di servizio che non sarà certo prodigo date le esauste casse comunali. Men che mai si osi pensare (blasfemia!) all’ingresso di industriali privati nella municipalizzata, anche se lo scricchiolio dell’impero cerroniano lascerà spazio alle strategie di Acea che già  di rifiuti si occupa. Forse per questa ragione il governatore Nicola Zingaretti paventava che ad un monopolio ( quello di Cerroni) ne possa subentrare un’altro.

RICEVI TUTTE LE NOTIZIE SUL COMUNE DI ROMA DIRETTAMENTE NELLA TUA MAIL

[wpmlsubscribe list=”8″]