Con Marino e Nieri stipendi dei dirigenti online, ma sempre altissimi

Dopo le polemiche sulle retribuzioni che hanno interessato il vicesindaco, un'analisi nelle super paghe dei manager comunali

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Con una nota ufficiale il vice sindaco Luigi Nieri oggi ha chiarito di non aver mai ricevuto alcuna retribuzione da parte di Roma Capitale per svolgere la funzione di Vice Sindaco e di Assessore. Infatti all’inizio del suo mandato ha rinunciato a percepire lo stipendio previsto e ogni benefit connesso all’indennità di funzione per i componenti degli organi esecutivi dei comuni. Poi con grande modestia ha aggiunto «si tratta di una decisione che non ho mai ritenuto necessario rendere nota. Lo faccio oggi, alla luce di alcune errate deduzioni giornalistiche». Una precisazione che certamente fa onore a chi oggi è in prima linea nella contrattazione con i sindacati sui livelli retributivi  dei comunales che alcune voci, diffuse la scorsa settimana, volevano in via di sostanzioso decurtamento.

POLEMICHE E NUMERI. Eppure, sembra un controsenso, ma le polemiche nascono anche dalla pubblicazione on line di emolumenti e stipendi percepiti dai dirigenti comunali e delle società capitoline. Non sarà certo una novità ma suscita sempre un certo stupore apprendere che la macchina amministrativa capitolina, oltre al segretario generale che percepisce un lordo di circa 239 mila euro ed il capo dei Vigili con 134mila, conta la bellezza di 225 dirigenti amministravi con compensi che vanno da un minimo di 94mila euro lordi ad un massimo di 125mila. A questi vanno aggiunti 2 dirigenti di scopo e altri 9 con contratto a termine designati direttamente dal sindaco con stipendi analoghi. Di Ama abbiamo già scritto, anche se in questo caso qui i dirigenti sono “solo” 20 con stipendi che vanno da un massimo di 173mila a un minimo di 90mila, ma dietro a questi c’è una pletora di “quadri” che campano alla media di 40mila euro anno. Sono invece 15 i dirigenti di Zetema dove lo stipendio massimo è di 110mila euro e quello minimo 83mila eccetto il direttore generale che ne percepisce 138mila. Atac invece è invece il “Bengodi” dei dirigenti. Qui ce ne sono 81 che oltre allo stipendio base intascano una integrazione legata al raggiungimento degli obiettivi, la cui natura risulta assolutamente oscura, dato lo stato penoso in cui versa il Tpl romano. In Atac, secondo quanto pubblicato on line sul sito della società, oltre al direttore generale, di quello agli acquisti e del personale che stanno fra i 250 ed 200mila euro anno, gli altri viaggiano ad una media di 110/120mila. Non abbiamo ancora visionato gli stipendi dei dirigenti di Risorse per Roma e Assicurazioni di Roma, ammesso che siano già on line, ma sicuramente il livello retributivo non si discosta da quanto scritto sopra, anche perché questi dirigenti sono soggetti a fior di regolari contratti.

L’ORA DEI TAGLI IN CAMPIDOGLIO. Matteo Renzi, in una delle sue prime e fulminanti uscite, criticava la inamovibilità dei dirigenti pubblici con riferimento a quelli dello Stato. Ovviamente di fronte a tanta realistica saggezza rimaniamo senza parole, ma ci sorge il dubbio che l’ora dei tagli anche per i dirigenti e la pletora dei quadri che inzeppa le amministrazioni locali, sia giunta. A chi ci obietta che Roma è un’azienda di 62mila dipendenti possiamo ricordare l’esempio delle stratificazioni geologiche per le quali ad ogni cambio politico della guardia, ciascuno inseriva i suoi, magari esagerando come ha fatto il già sindaco Alemanno pur sempre rispettoso della più coerente logica clientelare. Certo, le 62mila famiglie che ci campano costituiscono un problema sociale, anzi rischiano di essere trascinate in una vera e propria macelleria sociale nel caso di tagli. Eppure fra i tanti proclami, anche avveniristici del sindaco raramente echeggiano i termini “efficienza” e “ristrutturazione” che in soldoni significa anche risparmi. Ma se l’andazzo deve rimanere questo per amore della pace sociale, non lamentiamoci se gli autobus non passano o sono zeppi, le metropolitane si allagano, le voragini ci inghiottono, le fogne straripano, la monnezza tracima, i monumenti si sgretolano ecc. ecc. ecc…  Accontentiamoci della “trasparenza” tanto per sapere dove vanno anche a finire i nostri sodi, ma con tutti i dirigenti che ci ritroviamo si eviti di chiedere alle Jene i filmati dei comunales che firmano e se ne vanno per i fatti loro. La delazione non supplisce alla volontà di cambiamento.

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