Comune di Roma, Ignazio Marino prossimo allo scontro su Acea

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Hanno sicuramente brindato i parlamentari del Pd che sotto la guida esperta del sottosegretario di Letta, Giovanni Legnini da Chieti (futuro delegato di Marino ai rapporti con il governo) hanno finalmente bloccato in commissione l’insidioso emendamento al “salva Roma” presentato da Linda Lanzillotta. Quell’orrido emendamento che apriva alla privatizzazione parziale e alla ristrutturazione delle municipalizzate capitoline. Una vittoria che dovrà essere confermata in aula entro il 28 di questo mese, ma che potrebbe essere già frutto di un accordo con Linda, in odore di incarichi ministeriali. Comunque un premio di consolazione per gli spregevoli liberisti c’è, infatti il decreto prevede il taglio di quelle municipalizzate che non hanno «come fine sociale attività di servizio pubblico».

AZIENDE PARTECIPATE – Quindi nel mirino potrebbe finire Zetema che gestisce luoghi ed eventi culturali, mente Farmacap è già agonizzante. Per fortuna che il sindaco garantisce pane e stipendi a tutti. Resta  da vedere se il “salva Roma”  garantirà a lui le centinaia di milioni necessari per chiudere il bilancio del 2014, ma tutti sono ottimisti. Ottimisti? Ma de che? Se (tanto per citarne una) il nuovo Ad Ama, Daniele Fortini, solo ieri in commissione consiliare ha parlato di 650 milioni di debiti  e di una esposizione con i fornitori superiore a 150 milioni. Mentre la garrula assessora all’ambiente Estella Marino annunciava che la Capitale ha già raggiunto il 40% nella raccolta differenziata, senza far cenno ai costi che l’esportazione dei rifiuti nostrani al nord comporterà per le nostra tasche, già gravate dei 30milioni anno per gli interessi su debiti di Ama. Poco male, quel che conta per la congregazione del Pd è salvare i carrozzoni, ma soprattutto evitare che vengano cedute ai privati quote Acea.

LA BATTAGLIA IN CONSIGLIO – Tutti ricordano la Stalingrado consiliare per bloccarne la cessione del 21% ai privati. Dopo 4 anni di strisciante consociativismo e spartizione di poltrone soprattutto nella già disastrata Atac, la sinistra riscoprì il gusto delle barricate e scotennò letteralmente Alemannno. Una battaglia fondata sull’equivoco e la paura della privatizzazione dell’acqua pubblica, peraltro garantita da un referendum e dalla Corte Costituzionale. Uno degli argomenti forti che l’allora capogruppo Pd, oggi on. Umberto Marroni, agitò per dimostrare che lui i conti li sapeva fare, fu che la vendita di quelle quote avrebbe decurtato gli utili milionari che il Comune percepisce ogni anno. Ma l’argomento deve essere sfuggito a Ignazio Marino il quale, indossato il berretto frigio della sua rivoluzione, ha deciso di muover guerra ai privati e al management della multiutility. Proprio quando l’altro storico socio privato Gaz de France (nei tempi andati sponsorizzato da D’Alema) passa dal  dall’8,32% al 12,5% delle quote Acea con Caltagirone sempre al 16,34%. Notizia che in Borsa fa schizzare il titolo a 9,22 euro ad azione contro gli 8,95 del ’99. Bel colpo, dirà qualcuno, ma non per il Chirurgo che con una smorfietta di disgusto ieri dichiarava: «I vertici di Acea sono concentrati solo sui titoli in Borsa e non sui servizi e le esigenze dei romani».

MARINO E I DIRIGENTI – Che il sindaco abbia il dente avvelenato con l’Ad Gallo e la sua dirigenza insediata da Alemanno poco prima delle elezioni è comprensibile. Così come è intollerabile che il presidente Cremonesi sia aggrappato alla presidenza di Acea come a quella della Camera di Commercio. E’ anche vero che Acea tartassa gli utenti con bollette ciucche e non eccelle nella illuminazione delle periferie. Allora, anziché prendersela con la Borsa degli orribili speculatori, Ignazio metta mano ai vertici della società anziché scrivere lettere di fuoco ai francesi che se ne fregano. In fondo Pisapia ed i Bresciani lo fecero per A2A nella primavera del 2012. Solo che Ignazio sa benissimo che il 51% non basta a rivoltare la frittata, forte del sostegno della sinistra e dei sindacati che ai privati non vogliono cedere nemmeno un unghia di Acea, Ama e Atac. Sempre che il Blair di Firenze, quando si tratterà di metter mano davvero al portafoglio per “salvare” Roma, si accorga che la coperta è troppo stretta per coprire anche i lombi di Ignazio.

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