Comune di Roma, il decreto la salverà ma in Parlamento non sarà facile

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E’ in corso al Nazareno il seminario del Pd per discutere il decreto legislativo del governo comunemente conosciuto come il “salva Roma”, al quale partecipa il top del partito romano. Le preoccupazioni non mancano soprattutto  ricordando la fine fatta dal salva Roma bis che il Governo ritirò. Per questa ragione il segretario regionale  Fabio Melilli ha invitato a chiudere la discussione «nel minor tempo possibile in Parlamento in modo da dare al Comune più tempo per lavorare». Ma la preoccupazione non è solo nei confronti della Lega e delle altre forze ostili al decreto, ma fra i democratici stessi, tanto che Melillo si augura che  «tra di noi non si insceni in Parlamento un dibattito infinito, visto che si era trovato un punto di mediazione su cui tutti si erano detti d’accordo».

IL CONFRONTO – Quindi «va comunicato meglio che noi non facciamo regali a Roma.» Il sottosegretario Giovanni Legnini che ha seguito l’elaborazione del decreto nelle  sue tre stesure è invece convinto che  «per il piano di rientro (dal debito) potrebbe essere necessario un supporto normativo.» Infatti «non tutto potrà essere affrontato a livello amministrativo. Quindi dovremmo valutare la possibilità di introdurre aspetti di legificazione. Ma non chiamiamolo più Salva Roma, meglio (denominarlo) decreto Risanamento Roma» ha aggiunto. Anche se alla Capitale va dato di più «per erogare servizi ai cittadini come avviene nelle altre capitali dovremmo dire come, con quali risorse e con quale copertura per riuscire a garantire questo intervento.» E Legnini ha concluso con un avvertimento: «non date per scontato che il dl venga approvato, ho sentito troppa sicurezza. È caduto per due volte non per caso: il problema non è che la Lega è contro Roma, ma che è l”Italia che non si fida.»

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