Ignazio Marino insiste: in Acea il Comune di Roma deve contare di più

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Prosegue il pressing del sindaco Ignazio Marino intenzionato a far giocare tutto il suo peso di azionista di maggioranza in Acea. Stamane il “Corriere” riprendeva un lancio dell’agenzia di stampa Adnkronos nel quale si informava che il Campidoglio è pronto ad adire al Tribunale oggi stesso se entro le prossime ore non arriverà la convocazione del Cda di Acea. A far scattare l’ultimatum del sindaco è stata la mancata risposta alla sua seconda lettera inviata venerdì al presidente del Cda Giancarlo Cremonesi.

ACEA CHIEDE DUE PARERI LEGALI – Nel frattempo Acea ha richiesto due pareri legali per valutare se ottemperare o meno alle richieste di Marino che nell’odg dell’assemblea dei soci propone di inserire la nomina dei nuovi amministratori, la riduzione del numero dei consiglieri del cda e la riduzione dei compensi dei top manager. La scorsa settimana Marino aveva incontrato in Francia i vertici di Suez Environnement, terzo azionista di Acea con una quota del 12,4% dopo il Campidoglio (51%) e il gruppo Caltagirone (16,3%). I francesi avrebbero confermato la loro contrarietà alla riduzione dell’attuale numero dei consiglieri di amministrazione, così come al cambio del management.

SECONDO INCONTRO CON CALTAGIRONE – Lunedì scorso invece c’è stato un secondo incontro con il gruppo Caltagirone nel corso del quale le parti sono rimaste ferme sulle proprie posizioni. L’attuale Cda è infatti stato nominato ad aprile 2013, due mesi prima dell’elezione del sindaco Marino, quando era ancora insediata l’amministrazione Alemanno. Intanto l’amministratore delegato Paolo Gallo ha fatto tappa a Milano e Parigi per presentare agli investitori il nuovo piano industriale da oltre 2,4 miliardi. Se il sindaco riuscisse nel suo intento, il cambio in corsa del management (che scade nel 2016) farebbe scattare la necessità di pagare i consiglieri dimissionari con un costo prevedibile di almeno 5 milioni di euro, ben oltre i risparmi conseguibili con la riduzione dei componenti del cda.

RESTA INTRICATO IL NODO POLITICO – Tuttavia il nodo politico si aggroviglia, nell’attesa di una mediazione che dia al Comune il peso richiesto nella governance societaria. Guardando con le debite cautele al caso analogo di A2A (altro colosso pubblico dell’energia, dove i Comuni di Milano e Brescia detengono il 55% delle quote) risulta che la parte pubblica conta su 8 consiglieri nel cda su 14. Inoltre il presidente viene eletto a turno ogni tre anni dai due sindaci e l’amministratore delegato viene indicato congiuntamente.

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