Comune di Roma, chi avrà il coraggio di tagliare i 4000 comunales?

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Comune di Roma, chi avrà il coraggio di tagliare i 4000 comunales

Si fa presto a parlare di tagli e prepensionamenti al Comune di Roma, anche se molta stampa si è prodotta nel documentare l’incremento negli anni del personale capitolino e delle sue consociate. In ogni caso il ventilato taglio di 4.000 dipendenti con relativo prepensionamento rappresenterebbe un costo per l’Inps e quindi per la collettività nazionale, mentre per la Capitale costituirebbe un grosso problema sociale.

I DIPENDENTI – Eppure i tempi per un ripensamento degli organici paiono maturi non solo per la gioia dei neo liberisti “cortar cabezas”, ma soprattutto per la salute dei bilanci. I dipendenti fra Comune e partecipate sono 62mila. Di questi, 37mila lavorano nelle società controllate o partecipate dal Campidoglio, mentre oltre 25mila vengono pagati direttamente dal Comune. E’ anche vero che l’organico del Comune pattuito con i sindacati a suo tempo prevedeva un incremento di 5mila unità in più, non ultimi gli 800 vigili che qualche sindacato chiede a gran voce, ma non è certo il momento di agitarsi troppo.

LE SOCIETÀ – Il Comune ha 21 partecipazioni in enti e società le quali, grazie ad Alemanno, vantano 3.500 assunti in più nei primi due anni del suo mal-governo. Alla fine del 2011 Atac contava 12.817 dipendenti, 684 in più rispetto a due anni prima. Ama 7.840 con un aumento di oltre 1.518 unità durante il periodo d’oro di Panzironi. Nello stesso periodo Roma Multiservizi, dove lavorano quasi tutti precari delle cooperative, contava 3.683 dipendenti. Zetema di dipendenti ne conta almeno 1.000 e via via tutte le altre, dalle assicurazioni in house a Farmacap e così via.

IL CASO ACEA – Discorso a parte merita Acea, società quotata in bora, e che comunque annovera 6.822 stipendi. Ma nessuna municipalizzata batte in proporzione Risorse per Roma che paga 672 persone raddoppiate in pochi anni. Roma è dunque una fra le più grandi aziende italiane per numero di dipendenti, ma produce servizi scadenti, ed è sotto gli occhi di tutti noi. Come potrà l’Amministrazione uscire da questo impasse? Meno male che Madia (Marianna, la ministra) c’è. Lei, che intende (con qualche riserva dell’ultim’ora) eliminare (non fisicamente) almeno 85.000 dipendenti pubblici, qualcosa come un’intera piccola città. Il sindacato è in difficoltà e al sindaco chiede a gran voce la concertazione che per ora non è nemmeno all’orizzonte. Tuttavia non vorremmo gufare, ma il taglio dei 4.000 e l’ eventuale mobilità di altri non sarà operazione nè semplice nè breve quindi, far conto su un risparmio immediato di150 milioni, appare aleatorio. Fra le possibilità quella delle dimissioni o parziali privatizzazioni delle municipalizzate, ma per i comunales veri e propri ci si affida solo alla deroga della legge Fornero sui prepensionamenti. Una impresa che richiede grande sangue freddo, anzi: gelido.

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