Scontro tra Ignazio Marino e Acea: al Consiglio l’ultima parola

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Comune di Roma, è scontro aperto tra Ignazio Marino e Acea

Su Acea Ignazio Marino sta scatenando davvero il pandemonio. Infatti sostenuto dalla consulenza legale dell’avv. Pellegrino si avvia verso uno scontro con l’attuale vertice della società che potrebbe finire in tribunale. La questione è semplice.

IL NODO – Il sindaco ha chiesto urgentemente la convocazione dell’assemblea dei soci per ridurre il numero e gli emolumenti di consiglieri e dirigenti, ma di fatto vuole ribaltare la governance della società che oggi è rappresentata dal dg Gallo e dal presidente Cremonesi. Nomine che probabilmente in accordo con Caltgirone (16% delle quote), Alemanno approvò a ridosso delle elezioni. Anche a voler chiudere gli occhi è del tutto evidente che Marino, come socio al 51%, pone una questione di potere sull’azienda che pur con tanti limiti macina utili milionari anche per il Campidoglio e gode anche della fiducia degli investitori internazionali che delle beghe romane se ne fregano.

QUESTIONI DI TEMPI – A questo punto il cda tenta di guadagnar tempo e decide di convocare l’invocata assemblea ai primi di giugno, ma Ignazio non ci sta e la vuole per i primi di maggio. Un possibile calcolo politico se il sindaco volesse portare a casa il risultato prima dell’esito delle elezioni europee. Con l’attuale governace si schierano ovviamente industriali, finanzieri e il consigliere imprenditore Alfio Marchini sostenuti da tutti i giornaloni nazionali e romani. Si dà il caso che nonostante alcune generiche affermazioni di qualche mese fa, soprattutto di Sel, anche il Pd non appaia monoliticamente sdraiato sulla linea del marziano.

INVITO ALLA CAUTELA – E guarda caso un invito alla cautela arriva dall’on. Umberto Marroni indimenticabile ‘pasionario’ nella battaglia contro la cessione di altre quote Acea ai privati. Umberto, vecchia guardia delle cose romane contrariamente ad Ignazio, di Acea conosce vita, morte e miracoli sin dalla cessione del 49% delle quote ai privati in tempi ormai storici ed è ben consapevole dei grandi interessi industriali e finanziari che ballano attorno alla multiutility. Per di più sa che tirar troppo la corda con Caltagirone e i Francesi di Gas de France non conviene, a meno che Ignazio non goda del pieno appoggio del Governo in una battaglia che richiederebbe più diplomazia che missili. Succede allora che Marroni dopo aver  apprezzato i risultati conseguiti dalla società e riaffermata la necessità di una forte presenza pubblica nella stessa suggerisca al sindaco Marino «di non dare l’idea all’esterno di trasformare questa discussione semplicemente in uno scontro di potere su nomine o posti». Ma dopo un effluvio di sensate considerazioni giunga al nocciolo e inviti il sindaco a portare l’intera vicenda al  Consiglio di Roma Capitale. Suggerimento apparentemente spuntato con un  sindaco che non ha mai tenuto in gran conto il parere dell’aula Giulio Cesare, ma non esclude una mossa astuta dell’onorevole. Perché, come ha fatto rilevare più volte il vertice della multiutility, la titolarità del 51% in Acea spetta proprio al Consiglio e non al sindaco. Una questioncella sulla quale l’avv. Pellegrino avrà posto sicuramente tutta la sua sapienza pratica e di dottrina, ma che potrebbe creare grossi guai ad Ignazio se putacaso il Consiglio non si schierasse in maggioranza sulle sue posizioni.

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