Comune di Roma, su Acea Ignazio Marino non molla e va in tribunale

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Finisce in tribunale lo scontro fra Ignazio Marino e i vertici di Acea. Nella sostanza il sindaco, difeso dall’avv. Pellegrino, accusa il consiglio di amministrazione della multiutility di comportamento «omissivo e dilatorio» ai sensi dell’articolo 2367 del codice civile che impone di convocare e far svolgere l’assemblea dei soci senza ritardo. Infatti la questione sta proprio nella data di convocazione dell’assemblea stessa, che Marino vuole per il 5 maggio mentre il cda di Acea ha deciso di convocarla per 5 il giugno. Questione di lana caprina apparentemente, ma di fatto questione politica e di sostanza perché il sindaco vuole di fatto revocare tutta la governance della multiutility prima delle elezioni europee mentre i vertici della società vorrebbero guadagnare tempo per valutare la situazione dopo l’esito della competizione.

COSTOSA AZIONE LEGALE PER MARINO – Questa la ragione di fondo per cui il sindaco si avventura in una costosissima azione legale a danno dei contribuenti che se il 2 aprile volgesse a suo favore per la decisione del tribunale civile significherebbe anche l’esborso milionario, sempre a carico del contribuente, per le liquidazioni dell’ad Gallo e membri del cda in scadenza nell’aprile del prossimo anno. Altro che riduzione del numero dei consiglieri e dei relativi emolumenti. E’ pur vero che il chirurgo ritiene gli attuali vertici societari espressione dei soci privati (il gruppo Caltagirone e i francesi di Gdf-Suez) che invece li difendono a spada tratta non solo in nome di quel 29% delle quote che insieme rappresentano, ma anche in ragione dei buoni risultati di bilancio ottenuti e della valorizzazione del titolo Acea in Borsa.

IL VERTICE ACEA E LE ELEZIONI – Cosa si attenda l’attuale vertice della società dal risultato elettorale è difficile dire. Forse un indebolimento dei consensi alla coalizione che sostiene il sindaco oppure la possibilità di un rimpasto della giunta sotto le pressioni del Pd che ridimensionerebbe il peso del primo cittadino. Un timore che potrebbe essere condiviso anche dal sindaco che da subito vuole più potere nell’unica municipalizzata che macina utili. Sullo sfondo del Consiglio comunale che ieri ha approvato un odg trasversale, non votato dal Pd, con il quale si chiede al sindaco di portare la faccenda in aula. Ipotesi che al momento non sfiora minimamente Marino, deciso a proseguire nella sua prova di forza. D’altra parte il Consiglio ha solo poteri di indirizzo e la possibilità di  valutare in sede di commissione consiliare i nominativi degli eventuali nuovi componenti del cda.

I SOCI FRANCESI DI ACEA – Resta il fatto che al socio francese Gaz de France tutta questa vicenda all’italiana non va affatto a genio, se non altro perché in Acea intendono investire 400 milioni. Di qui le sollecitazioni, o meglio le rimostranze d’oltralpe  che sarebbero pervenute direttamente al nostro governo dopo che il dialogo con Ignazio era stato interrotto senza tante cerimonie. Una querelle che potrebbe anche coinvolgere l’ex sindaco di Firenze consapevole della presenza di  Acea S.p.A., Suez Environnement S.A., MPS con il  40% del capitale sociale in Publiacqua che gestisce il servizio idrico di tutta la Valdarno compresa Firenze. Di qui le voci recentemente circolate di un passaggio dell’attuale amministratore delegato della società fiorentina Alberto Irace ai vertici di Acea come merce di scambio gradita allo stesso Renzi. Della complessa vicenda non sembra patire la quotazione del titolo Acea in borsa che al momento registra un più 0,19, segno che i mercati non tengono gran conto le beghe politiche romane.

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