Comune di Roma, acea manda bollette esagerate e strozza i fornitori

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Alcune sere fa fummo chiamati telefonicamente a casa (regolarmente all’ora di cena) mia moglie ed io dal call center di Acea che ci chiedeva se volevamo ritornare all’utenza capitolina dopo aver optato per Enel solo poche settimana prima. La risposta lapidaria è stata « prima sistemate le bollette e poi eventualmente se ne riparlerà». Eh si, perché anche noi, come tante altre famiglie romane, eravamo stati raggiunti da bollette stratosferiche corrette dopo penosi e lunghissimi contatti telefonici con uffici o call center che fossero, spesso incapaci di dare delle risposte soddisfacenti. Poi tutto si sistema, certo, ma solo dopo infinite perdite di tempo e se non fossimo intervenuti tempestivamente togliendo la domiciliazione bancaria di quell’utenza avremmo dovuto intanto pagare.

CONTRASTI DA SANARE – Un esempio che forse non giustifica il “furor destruendi” di Ignazio marino nei confronti dei vertici di una multiutility come Acea che macina milioni di utili per il Comune e viaggia come un treno in Borsa. Semmai andrebbe rivisitato il piano di illuminazione nelle periferie ed in alcune vie del centro che attualmente invita ad aggressioni dal risvolto penale più vario. Ma c’ è anche un altro spetto cui nemmeno il sindaco potrà porre rimedio rimedio perché legato al funzionamento della macchina Acea. Questo riguarda i pagamenti ai fornitori, soprattutto quelli piccoli con l’acqua alla gola. Ne aveva scritto anche questa testata ,ma oggi ufficialmente intervengono le associazioni di categoria Assistal, Cna, Confartigianato e Federlazio che hanno inviato una lettera al pluripoltronato  presidente di Acea spa, Giancarlo Cremonesi, all’AD Paolo Gallo e per conoscenza al sindaco nella quale «rivendicano le richieste della numerose aziende rappresentate per il pagamento delle fatture scadute e un efficace contrasto ai ribassi eccessivi» che i fornitori subiscono.

PROFITTI SÍ MA ANCHE FUNZIONE SOCIALE – Se poi è vero che la società macina tanti profitti, secondo i firmatari sarebbe il caso che i rapporti contrattuali non fossero ispirati solo alla logica del profitto «ma anche alla funzione sociale che le è propria (di Acea), vista la sua natura sostanzialmente pubblica». Insomma, secondo le associazioni Acea strozza i suoi piccoli fornitori sia chiedendo eccessivi ribassi nelle forniture sia pagando con ritardo. Concludiamo solo con una amara constatazione. Ormai in Italia molti si adeguano allo scandalo di una pubblica Amministrazione che, nonostante le promesse dei vari presidenti del Consiglio, pagano a babbo morto. Stupisce che lo facciano anche molti grandi gruppi privati fra i quali Acea. Qui allora non è questione di pubblico o privato, ma di correttezza e di onestà.

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