Comune di Roma, la dismissione delle società non tocca i dipendenti

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E’ solo facciata o meglio, solo razionalizzazione il piano annunciato giorni fa da Ignazio Marino per la dismissione delle quote delle società partecipate di secondo livello non controllate direttamente dal Comune. Perché i dipendenti verranno comunque riassorbiti dalla società principali e risparmi, o i proventi della vendita delle quote, saranno ben poca cosa. Ma entriamo nel dettaglio della “manovra”.

LA GALASSIA DELLE PARTECIPATE AMA – Si comincia con le  partecipate di Ama che sono: Ama disinfestazioni (100%), Servizi Ambiente (87,5), Sistemi Spa (40), Ecomed (50), Corise (50), Fiumicino Servizi (29,6), Multiservizi (36), Marco Polo (34,23), Amici del Teatro Brancaccio (38), Cisterna Ambiente (29), Assicurazioni di Roma (9), Centro sviluppi materiali (5).

PARTECIPATE ATAC – Immediatamente dopo segue la lista delle partecipate di Atac, il gigante sofferente del trasporto pubblico: ecco dunque Trambus Open (60%), Taas (52), Bravobus (49), Atac patrimonio (100), Ogr (100) — queste due sembrano destinate ad essere accorpate — Trambus (60), Bravobus srl (49), Assicurazioni di Roma (22), Consel Eur spa. Incerto il futuro invece per le quote della Centrale del Latte e di Risorse per Roma che partecipa in Agenzia del Turismo (in liquidazione) e in Alta Roma, la società che si occupa di moda nella capitale.

EUR E LE ALTRE – Esclusa Eur spa, dove il Comune partecipa al 10% e anche Aeroporti di Roma con l’irrisorio 1,3%, mentre la partita vera del risanamento si gioca sulle grandi municipalizzate: Atac, Ama, Assicurazioni di Roma, Zetema ecc. Tutto dipenderà dal decreto “salva Roma tre” che potrebbe autorizzarne la liberalizzazione se non addirittura la vendita. Infine c’è il problema di quelle municipalizzate quali Risorse per Roma le cui funzioni potrebbero essere riassorbite dai vari assessorati. Di razionalizzazione anche delle strutture amministrative al momento si parla assai poco, mentre sui giornali debordano notizie di aumenti di balzelli: dalla tassa di soggiorno, al biglietto dei musei, sino all’aumento della Tari per la seconda casa. I 62.000 dipendenti del Comune e delle municipalizzate possono dormire sonni tranquilli.

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