Comune di Roma, sull’emergenza rifiuti Ignazio Marino balla da solo

Il sindaco chiama il ministro Galetti ma non sente la Regione Lazio

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Dopo la mossa di Ignazio Marino che sui rifiuti ha chiesto l’aiuto del governo evapora la sbronza propagandistica sulla chiusura di Malagrotta e improvvisamente ci si accorge che l’emergenza rifiuti non è superata. La tecnica collaudata del sindaco è ormai quella  di scaricare il barile sul Governo, ma questa volta non ha funzionato con il ministro all’ambiente Galletti che, da solido emiliano, ai toni esagitati di Marino ha risposto «sono pronto a incontrare Comune e Regione, ma non sono disponibile ad accettare lo scaricabarile». Aggiungendo sferzante «l’emergenza rifiuti nella Capitale è una lunga vergogna politica per tutto il Paese che pesa sulle amministrazioni di oggi e su quelle di ieri…. Ho intenzione di chiarire con Comune, Provincia e Regione quali sono gli ostacoli che impediscono la soluzione della questione, utilizzando i poteri ordinari e straordinari che la legge attribuisce loro».

INUTILE IL RICORSO A UN ALTRO COMMISSARIO – Morale, il Commissario invocato dal sindaco non serve e gli aiuti non mancano se oggi la Camera ha approvato l’ emendamento Pd che ripristina il contributo statale di 28,5 milioni per sostenere la raccolta differenziata. Il richiamo del ministro è invece alle responsabilità di Comune e Regione, quest’ultima probabilmente non consultata dal sindaco prima del colloquio con Galletti. Ora il re è nudo e il crollo dell’impero Cerroni dimostra che gli annunci  sulle mirabolanti percentuali della differenziata (che comunque deve essere a sua volta smaltita) valgono zero senza una politica industriale per il trattamento e lo smaltimento. Nel piano Marrazzo il problema era ben presente ma le soluzioni risultarono probabilmente inquinate dall’ingombrante presenza del monopolista di Malagrotta. Con il risultato che oggi  si spendono 25 milioni l’anno dei contribuenti per trasferire e bruciare i nostri rifiuti al Nord (dove brindano a champagne, come disse il Governatore del Lazio) e solo parlare di termovalorizzatori dalle nostre parti, fra ricorsi e sentenze del Tar, rimane una bestemmia.

MARINO VA DAL PROCURATORE CAPO – Così il sindaco corre dal procuratore capo Pignatone per aggirare il blocco degli impianti stabilito dal Prefetto Pecoraro, allora commissario straordinario osteggiato proprio da Cerroni nelle scelta del sito temporaneo alternativo a Malagrotta e annuncia: «Dal 26 maggio non so dove portare i rifiuti». Minaccia che, sotto elezioni, potrebbe sortire qualche effetto se non fosse che Roma ancora dipende dal complesso industriale di Malagrotta dove lavorano i due impianti di trattamento più importanti. I conti sono presto fatti, dunque: Roma produce 5.000 tonnellate di rifiuti al giorno, cifra dalla quale va sottratta la differenziata che secondo la trionfante assessora Estella Marino avrebbe già raggiunto il 40%, pari almeno a 2000 o 1500 tonnellate. Gli impianti di trattamento di Ama smaltiscono solo 1400 tonnellate e 1.900 vanno a finire nei due impianti di tmb e tritovagliatura di Malagrotta e Rocca Cencia. Quindi1900 tonnellate giornaliere di rifiuti potrebbero restare per strada. A meno che qualcuno accetti, al Nord o all’estero, di accattarsi i rifiuti non trattati a costi stratosferici. Certo, nessuno si aspettava l’arresto del boss di Malagrotta ormai chiusa per sempre, ma il nodo dei rifiuti non era risolto nemmeno prima e tutti lo sapevano.

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