Comune di Roma, all’Ipa ritorna la polemica sui dipendenti distaccati

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Dopo le diverse vicissitudini giudiziarie e il commissariamento, l’Ipa, l’Istituto di previdenza e assistenza per i dipendenti di Roma Capitale, torna a far parlare di sè. Stavolta per aver ”violato”, se così si può dire, una direttiva del dipartimento Risorse umane del Comune. L’istituto presieduto da Giancarlo Fontanelli da sempre usufruisce di dipendenti di Roma Capitale in distacco, e quindi senza bandi o selezioni, al momento 17 figure professionali, rimborsando all’amministrazione i costi degli stipendi corrisposti. Si parla di 476.578,28 euro solo nel 2013 che seppur rimborsati sono pur sempre agli occhi dell’amministrazione mezzo milione di risorse professionali in meno ogni anno in un momento di carenza di personale e di difficoltà, bilancio alla mano, di procedere a nuove assunzioni. Cosa che invece, spiegano alcuni dipendenti, l’Ipa «potrebbe fare benissimo e anche risparmiando, magari dando lavoro a giovani e disoccupati anche tramite un bando pubblico, con contratti meno dispendiosi che permetterebbero di offrire più servizi ai lavoratori».

RICOGNIZIONE DEI DIPENDENTI – Per questo, su volontà del sindaco, il dipartimento Risorse umane sta avviando una ricognizione dei propri dipendenti comandati nei vari enti pubblici, chiedendo di fatto, tramite una direttiva a firma della direttrice Antonella Caprioli, un congelamento delle posizioni dei distacchi in attesa della verifica, che verrà effettuata entro il 30 giugno, con la prospettiva di revocare tutti i comandi in essere.
«Le numerose richieste di personale pervenute da parte delle strutture capitoline rendono doveroso rappresentare quanto questa amministrazione sia fortemente penalizzata nello svolgimento delle attività di competenza- si legge nella direttiva- Tale criticità, che rischia ormai di compromettere il funzionamento di servizi di fondamentale importanza, scaturisce principalmente da una elevata carenza di organico dei vari profili professionali, cui tuttavia deve essere associata la perdita di professionalità collegata all’autorizzazione di numerosi comandi di personale capitolino presso le altre amministrazioni pubbliche». Per cui “vista la necessita” di garantire gli standard erogativi e di servizio, il dipartimento procederà a una rivalutazione delle posizioni assunte dall’amministrazione per quanto riguarda il personale in comando, verificando le condizioni per procedere alla revoca dei comandi in essere per i dipendenti iscritti ai profili professionali tecnici, educativi e sociali, da attuare entro il 30 giugno in generale per tutto il personale capitolino».

LA RISPOSTA DELL’ENTE – La risposta dell’istituto alla direttiva, datata 31 marzo, è arrivata con particolare tempestività tramite una lettera firmata dal direttore dell’Ipa, Andrea De Simone, e inviata il giorno seguente, primo aprile. Solo che, invece di prendere atto della richiesta di Roma Capitale, l’istituto è intervenuto, come da oggetto, per la «conferma dei comandi di personale di Roma Capitale operante presso l’istituto», sottolineando come sia «di tutta evidenza l’importanza dei servizi al pubblico erogati dall’istituto nei confronti dei dipendenti, dei loro familiari e delle amministrazioni collegate», ed evidenziando che «il personale impiegato è esclusivamente a carico dell’istituto, senza alcun onere per l’amministrazione». La risposta dell’Ipa si conclude con una nota polemica: «Più volte abbiamo richiesto un incontro formale per risolvere le problematiche senza però avere riscontro- scrive De Simone- e il perdurare di tale assenza di comunicazioni rischia di pregiudicare gravemente la corretta prosecuzione delle attività, per questo- conclude il direttore- si rinnova la richiesta urgentissima di incontro». (DIRE)