Comune di Roma, dopo lo scontro con Marino la Morgante si dimetta

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Non c’è giornalone romano che questa mattina non commenti il contrasto fra il sindaco chirurgo Ignazio Marino ed il magistrato contabile Daniela Morgante assessore al bilancio. Uno scontro che non è personale ma che contrappone due linee per la gestione del disastro finanziario di questa città. Anche nell’ultima riunione di Giunta l’assessore ha insistito sulla sua linea del rigore che prevede tagli ai vari dipartimenti e una riduzione della spesa per i contratti di servizio delle municipalizzate, Atac in primis. Questo rigore eviterebbe di gravare fiscalmente sulle tasche dei cittadini come pare invece voglia fare Marino con l’aumento della Tasi sulla prima casa che comporterà una stangata di quasi 400 euro a famiglia. Per non parlare degli altri aumenti sulla tassa di soggiorno fortemente contrastata dagli albergatori e di quella per la  occupazione del suolo pubblico che gli esercenti vedono come fumo negli occhi.

LA LINEA DELL’ASSESSORA MORGANTE – La linea ‘ragionieristica’ (come l’ha definita qualche bello spirito di sinistra) dell’assessore prevedeva tagli per 400 milioni che comunque nelle intenzioni del sindaco dovrebbero ridursi a 270. Ammesso che il vice sindaco Nieri sblocchi finalmente la gara per quei 250 milioni di immobili comunali censiti la scorsa estate e decida di mettere a riscatto le case popolari come vorrebbe il Pd. Un bel gruzzolo che potrebbe essere riportato nella gestione corrente dei conti per un futuro meno angosciate. Ma la Morgante, che non crede alla finanza creativa, è convinta che per il bilancio preventivo del 2014 tocchi ora e subito fare sacrifici colpendo le sacche di spreco e parassitismo che pure si sono stratificate per decenni in questa capitale. Convinzione rafforzata dal fatto che se Marino riuscirà a superare lo scoglio del 2014, il prossimo anno potrebbe trovarsi in guai seri. Anche Ignazio fiuta il rischio e non perde occasione per battere cassa al Governo che pure gli ha già messo sul piatto il decreto “salva Roma tre” che deve ancora essere approvato in Senato.

A QUANDO L’APPROVAZIONE DEL BILANCIO? – Nel frattempo il Pd vorrebbe (come probabilmente avverrà) approvare il bilancio  dopo le elezioni europee per sfruttare l’effetto Renzi e condizionare il sindaco che invece, ne siamo certi, vorrà rivendicare il merito dell’eventuale vittoria nonostante i sondaggi lo vedano sprofondare nel gradimento dei romani. In questa situazione Marino va nel pallone e ‘congela’ la Morgante circondandola dai sui fedelissimi per costringerla ed elaborare una differente ipotesi di bilancio. Condizione sicuramente umiliante per un magistrato contabile che vanta agganci solidi con il ministero dell’Economia e delle Finanze. Se il prestigio goduto dall’assessore ha sino ad oggi trattenuto il sindaco dal dimissionare il suo assessore come si va dicendo da mesi, è forse giunto il momento che Daniela sbatta la porta di e se ne vada di suo. Queste dimissioni sicuramente scoprirebbero il fianco a Marino che per le questioni di bilancio non è certamente circondato da aquile, ma quanto meno farebbe chiarezza sulle responsabilità di un futuro eventuale disastro. A questo punto si metterebbe in moto la macchina di quell’inutile rimpasto che il Pd invoca da tempo come se il cambio di un assessore (peraltro competente qualificato) potesse mutare le sorti di una amministrazione che rischia un futuro commissariamento. A leggere il suo comunicato di domenica Ignazio ha già respinto pubblicamente la linea Morgante la quale deve solo fare quel piccolo passo oltre la soglia del Campidoglio per non rimetterci la faccia.

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