Comune di Roma, l’assessore Daniela Morgante si è dimessa

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“Perché Daniela è donna d’onore”, si potrebbe dire parafrasando Shakeaspare di fronte alle dimissioni di chi ha avuto il coraggio di rendere pubblico e irreversibile il suo dissenso nei confronti del sindaco Ignazio Marino.

LAVORO PREZIOSO – Oggi lui assume la delega al bilancio e probabilmente la manterrà sin dopo le lezioni, ma nel frattempo esce il solito mieloso comunicato che parla di “lavoro prezioso” e di “preziose capacità professionali e doti umane” della dimissionaria. Ma come abbiamo già scritto, quella di oggi non è solo una contrapposizione fra due personalità ed esperienze umane agli antipodi, ma la frattura di faglia fra la concezione (tutt’altro che ragionieristica) della Morgante tesa al risanamento del bilancio, anche grazie a tagli e risparmi dolorosi, e quella del sindaco che pensa di cavarsela con l’aumento della Tasi, della tassa sui rifiuti, di quelle del suolo pubblico e di soggiorno.

IL RUOLO DELLE MUNICIPALIZZATE – Certo, qualche ritocco qua e là si deve pur fare ma con il rinnovo dei contratti di servizio delle municipalizzate, in primis Atac, il barometro della spesa sembra virare pericolosamente verso l’alto. Dormono, per ora, sonni tranquilli le altre municipalizzate e partecipate, ma soprattutto i 62.000 dipendenti della mastodontica e intangibile macchina capitolina che al limite subiranno qualche ritocco di stipendio.

IL DATO POLITICO – Resta poi il dato politico perché la ferita per questa amministrazione è tanto più profonda se si considera la figura professionale dell’ex assessore che se ne ritorna a fare il Magistrato alla Corte dei Conti e non può certo serbare un bel ricordo della sua vacanza romana. Proprio mentre il Senato si appresta a discutere il Salva Roma ter che passerà pure dolcemente al Senato, come affermava stamane il sottosegretario Legnini, senza precisare che per il prossimo anno non ci sarà un Salva Roma quater.

IL BILANCIO – Con le dimissioni della Morgante salta anche un tassello importante di quella cabina di regia che entro l’estate dovrà presentare un piano triennale per il rientro dal debito miliardari della Capitale. Salta anche il giochino sull’approvazione del bilancio prima o dopo le elezioni, arma spuntata per il Pd che ormai sente l’odor del sangue di un prossimo e da tempo invocato rimpasto. Una sconfitta per il sindaco che voleva dare prova di efficienza chirurgica approvando il preventivo 2014 entro poche settimane. Tutto si risolve, per carità, e sicuramente sono già aperti i giochi per la successione con un sostituto all’altezza del compito, magari ‘suggerito’ dal Governo, ma agli occhi di una opinione pubblica disattenta risulta evidente che dopo un anno dalle elezioni qualcosa in questa amministrazione non va, a partire da chi la governa.

L’ALTERNATIVA – Ora Ignazio è di fronte all’aternativa: o si affida ai suoi fedelissimi come ha sempre fatto, oppure ‘allarga il campo’, come suggeriva Bettini tempo fa, e apre anche alle competenze che nel Pd pure esistono. Con una semplice variante, che entrambe le opzioni si scontrano con la realtà dei numeri che Daniela voleva rigorosamente mettere in ordine a modo suo. “Nessun buco di bilancio” proclamava poche ore fa il sindaco smentendo voci di stampa. Sempre che il bilancio 2014  non divenga un pozzo senza fondo grazie alla collaudata politica del “tassa e spendi”. La via diretta non per il paradiso del cittadino, ma per il dissesto finanziario di Roma Capitale.

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