Comune di Roma, ancora a rischio 300 euro della paga dei comunales

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Secondo un calcolo effettuata dal Messaggero, ma a suo tempo confermato dai sindacati, sarebbero a rischio mediamente ben 300 euro dello stipendio dei  dipendenti comunali.

L’ALLARME – L’allarme nasce dalla relazione degli ispettori del ministero dell’Economia che punta il dito sul cosiddetto salario accessorio dei comunales che dovrebbe essere percepito  in ragione della produttività, ma che negli anni si è trasformata in un premio ormai parte integrante del salario. La relazione degli ispettori  consegnata ai primi di aprile, era chiara: «È emersa la mancata finalizzazione delle risorse del fondo per il trattamento accessorio a remunerare la performance individuale. Gli istituti contrattuali sono stati utilizzati per corrispondere compensi alla generalità dei dipendenti, in maniera avulsa da qualsiasi valutazione, in aperta violazione delle finalità premiali degli stessi».

SALARIO – Che tradotto dal burocratese significa che ormai a Roma è invalsa  l’abitudine di tutte le amministrazioni di trasformare in una voce consolidata della busta paga quello che avrebbe dovuto essere un premio legato ai risultati. Su quale base questo indice di produttività avrebbe dovuto venir  calcolato rimane un mistero. Il problema non è di poco conto perché  lo stipendio medio netto di un comunale, peraltro bloccato da 5 anni,  si aggira sui 1200 euro, e il salario accessorio pesa per circa il 20/25% sulla paga di circa 25.000 dipendenti. Mentre lo stipendio medio lordo dei dirigenti si aggira sui 100.000 euro anno compresi quelli dello staff del sindaco con contratto a termine.

SINDACATI – Sulla vicenda da tempo il vice sindaco Luigi Nieri (Sel) sta discutendo con i sindacati ed un accordo è stato raggiunto il mese scorso, mentre  Ignazio Marino ha assicurato che i salari non saranno decurtati, almeno per ora. Infatti, secondo il sindaco, se così fosse, verrebbero ridotte ad esempio le prestazioni dei vigili urbani, gli orari degli asili nido o il servizio pomeridiano nelle biblioteche. Ma la la relazione degli ispettori incombe mentre al Senato va in discussione il Salva Roma ter e negli ambienti capitolini dopo le dimissioni di Daniela Morgante, si parla già di tagli ai vari dipartimenti per almeno 180 milioni contro i 400 previsti dall’ex assessore.

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