Comune di Roma, gli extracosti della capitale per salvare Marino

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L’ha detto, ridetto e ribadito ad ogni intervista televisiva, il sindaco Ignazio Marino: gli extra costi del grande evento della santificazione dei due papi verranno pagati dal Governo. Sette milioni tondi tondi che entreranno, almeno si spera, nelle casse del Campidoglio. Un’impostazione, quella del sindaco, che dà questi grandi eventi solo a perdere per la città dove albergatori, negozi e giù giù sino agli ambulanti che dilagano, non ci guadagnerebbe proprio niente.

Che le altri Capitali europee godano di finanziamenti particolari è una verità che Ignazio cita ad ogni piè sospinto, con la differenza che magari a Parigi o Londra i servizi funzionano in modo più decente e comunque le tariffe, a partire dal trasporto, sono ben più elevate di quelle nostrane. Ma l’insistenza che il chirurgo pone sulla questione degli extra costi (quasi un mantra) sottende ben altro.

IL PIANO – Aveva cominciato mesi fa l’assessore ai trasporti Guido Improta (quello che con i 300 milioni della Regione risolve i problemi dell’Atac) con un primo calcolo approssimativo di 80 milioni; poi, man mano ci si accorgeva che il bilancio capitolino virava pericolosamente al profondo rosso, la valutazione degli extra costi cresceva sino a raggiungere la ragguardevole sommetta di 400 milioni annui individuati dal sindaco. Giusto quello che servirebbe temporaneamente a raddrizzare i conti. Un discorso che non fa una piega sotto il profilo della propaganda se non fosse che il salva Roma ter già lancia una robusta gomena di salvataggio alla Capitale che con lo 0,5 di irpef in più sta ripagando allo stato i 20 miliardi di debiti pregressi. Ora il sindaco, liberatosi dalla presenza dei tagli lineari alla macchina amministrativa e alle municipalizzate che l’ex assessore Daniela Morgante proponeva, limerà un’ottantina di milioni dai costi e porterà a livello massimo la tassa sulla casa. La via più facile anche per la sua maggioranza che così pensa di difendere i servizi essenziali. Ma se il governo decidesse diversamente quando verrà presentato il piano triennale per il rientro dal debito consolidato?

RENZI TITUBA: CHE SUCCEDE NEL 2015? – Vista l’aria che tira intanto dubitiamo che Renzi si faccia convincere a cacciare 400 milioni per gli extra costi solo perché li ha calcolati Ignazio che, come noto, si fa facilmente influenzare dai modelli esteri. Inoltre nonostante le pregiudiziali di una sinistra d’altri tempi, non è affatto da escludere che si debbano vendere pezzi di municipalizzate soprattutto se Renzi intende sbaraccare quelle passive  come ha annunciato. Infine rimane il rischio che il bilancio capitolino del prossimo anno si intorcini ancora nel suo immutabile deficit. Ma la politica, quella di oggi, è miope e non guarda al di là delle prossime europee. Intanto si tira a campare in attesa del miracolo degli extra costi che solo i due papi santi possono fare.

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