Comune di Roma, gli appetiti di Mafia capitale sugli appalti Ama

Alcuni dirigenti nominati all'epoca di Alemanno tornano spesso nelle carte dell'indagine su criminalità e cooperative

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Nello scorrere la richiesta di misure cautelari richieste dalla Procura della Repubblica spiccano in modo particolare alcuni dirigenti di Ama che non solo concede appalti facili alle cooperative di Buzzi, ma ad un certo punto della vicenda diviene oggetto dei desiderio della cupola di Carminati. I nomi più ricorrenti nell’ordinanza del Gup sono quelli di: Franco Panzironi che fu amministratore delegato di Ama subito dopo l’elezione di Alemanno sino all’agosto del 2011 per passare poi alla Multiservizi con lo stesso ruolo e uno stipendio da favola; Giovanna Anelli chiamata dalle Poste dallo stesso Panzironi e procuratrice speciale, dopo le sue dimissioni, sino al maggio del 2013; insieme al direttore Giovanni Fiscon nominato nello stesso periodo ed in carica come direttore generale sino all’arresto. Più defilato il ruolo di alcuni funzionari della società e della stessa segretaria di Panzironi.

APPALTI FACILI – Per ora i capi di accusa riguardano appunto gli appalti facili, i finanziamenti alla fondazione di Alemanno ‘Nuova Italia’ ed un giro di presunte mazzette per oliare le ruote. Ma a nostro avviso, come risulta dal materiale istruttorio, è ancora tutto da chiarire il tentativo di Carminati di mettere le mani sui vertici della società come parzialmente avvenne con la Anelli e Fiscon. Spicca un giro di telefonate fra i membri del sodalizio per la nomina nel cda Ama prima dell’avv. Dell’Anno, legale di Riccardo Mancini ex ad di Eur spa coinvolto nelle presunte mazzette Finmeccanica, poi dell’avv. Berti come alternativa proponibile. E’ presumibile tuttavia gli appetiti della ‘cupola’ risalgano già a quell’agosto del 2011 quando Panzironi viene dimissionato da Gianni per la vicenda della parentopoli Atac e Ama che lo stava mettendo in croce. Così il sindaco decide di trovarsi un sostituto, addirittura a Milano, in Salvatore Cappello che era stato direttore generale dell’Amsa e che  gli fu indicato da Roberto Formigoni, allora presidente della Regione Lombardia. «Un bravo manager» ce lo descrisse nel luglio 2010 la presidente dell’Amsa Sonia Cantoni appena nominata da Pisapia.

MALAGROTTA E CERRONI – Ma imprevedibilmente Cappello nel settembre 2012  scivola sulla buccia di banana di un contratto decennale con Cerroni per lo smaltimento dei rifiuti  di 500 milioni quando ancora si stava discutendo sul sito alternativo a quella Malagrotta che Marino e Zingaretti avrebbero poi chiuso lo scorso anno. Allora il nostro quotidiano definì risibile l’ipotesi che Cappello avesse deciso tutto da solo tanto più che con l’avvocato Cerroni e la Colari tutti parlavano e trattavano, non ultimo Gianni Alemanno, che aveva incontrato in gran segreto l’avvocato presso la sede della sua fondazione. Cappello se ne va con una liquidazione da favola e da noi interpellato fa capire che non può parlare in virtù di un vincolo di riservatezza, ma lascia intendere che lì, in Ama, era proprio un gran casino. Siamo al settembre 2012 e per la successione al milanese spuntano i nomi della Anelli e di Fiscon, tanto che per l’occasione si adombrò un rientro strisciante del Panzironi dopo il dorato esilio alla Multiservizi. La Anelli non assume la carica di Ad, ma come direttore generale praticamente ne assume il ruolo sino all’aprile 2013 quando viene sostituita, in una sorta di staffetta, dallo stesso Fiscon.

GIRO DI POLTRONE – Da notare che già dall’agosto del 2011 il presidente del cda di Ama era Piergiorgio Benvenuti, “rampelliano” di provata fede e oggi esponente di Fratelli D’Italia, che fu nominato in coincidenza dell’arrivo di Cappello e in Ama ci è rimasto sino a quando Ignazio Marino lo dimissiona e qualche mese fa lo sostituisce con l’attuale presidente e Ad Fortini. Nel vorticoso giro di poltrone, compensi e rapporti clientelari che videro al centro la Cisl, è evidente che il risanamento di Ama è ben lungi dall’essere avviato nonostante gli sforzi di Fortini il quale ignaro delle implicazioni, aveva da poco nominato lo stesso Fiscon insieme ad un altro inquisito a garante della legalità. Non è escluso che l’indagine della Procura  porti a scoprire ben altre zone d’ombra e altri appalti oltre a quelli di Buzzi. Resta il fatto che l’instabilità della governance degli ultimi 5 anni ha offerto terreno di coltura a chi in Ama avrebbe voluto farla da padrone con l’aiuto della politica.

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