Emergenza Casa, gli inquilini: “Non può diventare assistenza sociale”

Dopo le dichiarazioni del radicale Riccardo Magi la replica del sindacato che chiede politiche "strutturali e programmatiche"

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«Nella Capitale l’emergenza abitativa non esiste. Ma, esattamente come l’emergenza nomadi, è stata creata e viene alimentata ad arte, anno dopo anno e consiliatura dopo consiliatura, esclusivamente a scopo di lucro.» Lo afferma il consigliere radicale Riccardo Magi per il quale «se si facesse rispettare la legge, facendo uscire dalle case popolari chi non ne ha diritto perché ha un reddito troppo alto o ha altre case di proprietà, possiamo dire, documenti alla mano, che si azzererebbe immediatamente la graduatoria del 2010 ancora pendente.»

IL RADICALE RICCARDO MAGI – Insomma, il sistema dei controlli, se mai è esistito, è saltato non solo a livello di controllo e di indirizzo politico ma, sempre secondo Magi, anche a livello di segreteria e ragioneria generale. «Sarebbe bastato guardare i bilanci e i bandi per accorgersi delle enormi anomalie… ben prima che scoppiasse lo scandalo.» Che il sistema dei cosiddetti residence per sfrattati e senza tetto abbia sempre rappresentato un buon affare per chi affitta risulta anche dalle intercettazioni di Mafia Capitale, quando il duo Buzzi/Carminati si dà un gran daffare per rendere disponibili a tale scopo gli  appartamenti. oggi sotto sequestro, dell’imprenditore Guarnera. Su questo problema abbiamo voluto sentire direttamente anche la campana dell’Unione Inquilini che così ci ha risposto.

LE PAROLE DEL SINDACATO – «L’Unione Inquilini ha espresso da anni la sua contrarietà alle politiche emergenzialiste portare avanti dal Comune di Roma, del resto spendere ogni anno 30 milioni di euro, (sessanta miliardi delle vecchie “lirette”) per alloggiare (si fa per dire) 1800 famiglie spendendo dai 2200 a 4200 euro al mese per affittare loculi da 35-40 metri quadri, non è una novità che Magi ci rivela. Del resto nel 2011 diffondemmo un dossier sui residence del quale scrisse anche Cinque Quotidiano, sempre molto attento a queste questioni. Tuttavia il problema non è fare scandalismo, ma criticare il modo di intendere le politiche abitative del Comune sempre improntate all’emergenza o all’assistenza mentre, al contrario, servono politiche strutturali e programmatiche. Da questo punto di vista spiega tante inutili parole il fatto che il sindaco Ignazio Marino pensa di attribuire ‘la casa’ all’assessorato affari sociali. E’ una pura miopia politica spostare la questione casa a Roma sull’assistenza sociale, un grave errore del quale il sindaco si pentirà presto.»

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