Comune di Roma, la nuova giunta creatura di Ignazio Marino

Il sindaco vuole approvare il bilancio entro il 31 gennaio

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La scuola di pensiero del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto avrà di che sbizzarrirsi dopo il rimpasto di Giunta presentato poche ore fa dal sindaco Ignazio Marino. Perché il mezzo pieno è rappresentato dalla necessità di imprimere una svolta alla sua amministrazione dopo la buriana di ‘mafia capitale’ che sta scuotendo il ‘sistema’ romano. Mezzo vuoto perché dopo 18 mesi di governo Ignazio ha perso più pezzi (leggi assessori) di quanti ne abbia persi Alemanno in cinque anni. Il che non è certo un buon segnale per la stabilità della governance capitolina.

SQUADRA TUTTA DI MARINO – Ma fuor di metafora, e di bicchieri, è evidente che questa volta la giunta è tutta del sindaco, sotto la sua diretta responsabilità, perché un Pd alle corde non ha potuto metterci bocca affidando al ‘sindaco degli onesti’ la bandiera della propria sopravvivenza politica a Roma. Se poi guardiamo alle nomine, un elemento di assoluta novità è rappresentato dalla presenza (unica in Italia) di un assessore alla legalità nella persona del magistrato Sabella, le cui funzioni non sono ben chiare, nè il sindaco le ha chiarite in conferenza stampa. Il segnale ad usum populi è comunque evidente: questa sarà la giunta anticorruzione. Così come una novità è rappresentata dall’accorpamento delle deleghe per il Sociale e per la Casa (esclusa l’ERP) a Francesca Danese che equipara le due situazioni a livello di una vera e propria emergenza.

CANTIERI E PUCCI – Se Marino paragona la sua giunta ad un cantiere sarà l’attuale neoassessore Maurizio Pucci il vero capo cantiere dei lavori Pubblici, come il sindaco ha affermato apprezzandone la lunga esperienza nelle ‘cose’ romane. Su Pucci le perplessità erano note, non solo per le poco nobili affermazioni di un Buzzi intercettato, ma il sindaco è stato irremovibile. Per il resto un giro di deleghe significativo per Masini che lascia i Ll.pp. e andrà ad occuparsi di Sport e Scuola. Incarico dal quale esce la fedelissima Alessandra Cattoi per occuparsi di Patrimonio, sottratto al vice sindaco Nieri che acquista le deleghe alle periferie. Mentre Marta Leonori cui rimarrà il commercio, viene dirottata sul coordinamento della futura città metropolitana. Giovanni Caudo, assessore all’Urbanistica, si occuperà di rigenerazione urbana, mentre Silvia Scozzese, oltre al Bilancio, prende in carico la survelliance sulle municipalizzate; Improta continuerà a governare i trasporti ed Estella Marino l’ambiente perdendo però la protezione civile attribuita a Pucci.

BILANCIO ENTRO IL 31 – Chiusa la partita del rimpasto il bilancio 2015 andrà all’approvazione della Giunta entro il 31 gennaio (lo ha detto il sindaco) segno della volontà di rispettare i tempi dopo tanti anni di lassismo. Questo è quanto. Se l’inchiesta di Pignatone ha rafforzato il sindaco (almeno sotto il profilo politico, perché dei veri orientamenti dell’opinione pubblica non è ancora dato sapere) resta il fatto che, fra ispettori del Mef e supervisione del commissario anticorruzione Cantone, il comune di Roma di fatto è commissariato e rischia la paralisi amministrativa. La partita allora si giocherà non tanto sulla remota possibilità di uno scioglimento del Consiglio da parte del Prefetto, ma proprio sul bilancio che si va discutendo in questi giorni. Solo allora si misurerà (se mai sarà necessario) la volontà del Governo di mettere ancora mano al portafoglio per la Capitale o verrà imposta quella svolta che contempla il taglio delle municipalizzate e il radicale risanamento di Atac e Ama. A sua maggior gloria il sindaco continua a recitare il solito mantra della chiusura di Malagrotta, delle centinaia di milioni di investimenti privati per il nuovo stadio e rivendica di averceli chiamati lui gli ispettori del Mef in tempi non sospetti. Ma piegata quella maggioranza che sino a poche settimane fa tentava di condizionarlo, oggi Marino resta davvero il solo a decidere, più solo (e decisionista) di quanto lo sia stato in questi 18 mesi convulsi e poco produttivi di servizi e qualità della vita per i cittadini. Sempre che, anche per Ignazio, valga  l’aforisma di Churcill che recita “il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo.”

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