Comune di Roma, Ignazio Marino vuole querelare L’Espresso

Il sindaco considera "inaccettabile" i contenuti di un articolo pubblicato su internet e nell'edizione cartacea. Indagini sugli ultimi 6 anni di amministrazione

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Il sindaco Ignazio Marino vuole querelare l’Espresso per un articolo pubblicato in rete due giorni fa e che oggi appare sull’edizione cartacea – Sotto accusa intanto il titolo “Mafia Capitale, la finanza bussa alla porta di Ignazio Marino” che il sindaco trova “inaccettabile” e lo vede costretto a chiedere all’avvocatura capitolina “di adire alle vie legali a tutela del nome della città, dei miei concittadini e anche mio.” A suo avviso risultano particolarmente oltraggiose anche le prime righe dell’articolo dove è scritto “visto che Ignazio Marino la tirava troppo per le lunghe, lo scorso venerdì i finanzieri del nucleo di polizia tributaria hanno bussato agli uffici del Campidoglio e hanno ordinato l’esibizione di centinaia di documenti che riguardano decine di appalti sospetti”. Falso, ribadisce lui  “io non l’ho mai tirata per le lunghe, al contrario.

COSA DICE IL SINDACO MARINO – Roma Capitale ha ricevuto il giorno 16 gennaio 2015 da parte dei Ros la richiesta di esibizione di  documenti relativi alle vicende contenute nell’inchiesta della Procura. Il termine per la consegna dei documenti era stabilito per oggi, 22 gennaio 2015. Gli uffici li hanno preparati e hanno immediatamente contattato i Ros  perché li venissero a prendere. Essi ci hanno comunicato che avrebbero provveduto a ritirarli domani, venerdì 23 gennaio (oggi).” Quindi  ricostruzioni “palesemente false”. Ma il nocciolo più negativo dell’articolo è nel fatto di “allineare e affastellare tanti diversi episodi per scrivere che, “studiando decine di incartamenti e informative è evidente che il magna magna non è affatto un luogo comune della plebe ignorante ma il tratto distintivo indiscutibile della Capitale”. Frasi sostenute da commenti anonimi addirittura attribuiti a pubblici ministeri. Sembra quasi, scrive allora Marino, che “gli scandali non hanno padri” mentre “l’attuale amministrazione è presentata con falsa accondiscendenza”.

STRUTTURA SENZA CONTROLLI – E poi lui non c’entra perchè è in carica da oltre (non appena) due anni e mezzo, mentre l’Espresso lo accusa di non essere  riuscito “a smantellare una struttura marcia dove i controlli non esistono, la confusione amministrativa è regola lo statu quo di un moloch apparentemente invincibile.” No -scrive il sindaco- , questa non è Roma e neppure l’amministrazione che ho l’onore di guidare.” Perché lui  ha varato le nuove regole sugli appalti a 50 giorni dall’avvio dell’inchiesta su Mafia Capitale meritandosi “l’apprezzamento del presidente dell’autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone.” Sin qui l’indignatissimo sindaco, ma sull’articolo dell’Espresso c’è dell’altro perché nel decreto di esibizione dei pm Paolo Ielo e Luca Tescaroli la lista dei documenti che il Comune di Roma e i vari dipartimenti devono consegnare è lunghissima.

CONTROLLI SUI PAGAMENTI DAL 2008 – Scrive infatti l’Espresso che evidentemente cita atti della Procura “oltre a tutti i pagamenti dal 2008 a oggi effettuati a favore delle cooperative di Buzzi e Carminati e di sei consorzi considerati a rischio (tra cui Consorzio Raccolta Differenziata Roma, Formula Ambiente, Città dell’Altra economia e Consorzio stabile Italservizi), chiede anche la visione «degli emendamenti presentati dal consigliere comunale Luca Gramazio (già indagato) in merito allo stanziamento di euro 800.000/1.000.000 per la manutenzione delle piste ciclabili.” Ma non è finita perchè la procura chiede anche  «la documentazione per rifinanziare la gestione dei campi nomadi, la manutenzione delle aree verdi e dei servizi relativi ai “Minori per l’emergenza dell’Africa del Nord”, verbali sulla “Variazione al bilancio di previsione 2012-2014, al Piano di investimenti 2012-2014» e «tutte le determinazioni dirigenziali del Servizio Giardini dal 2008 ad oggi». Che ci si può anche indignare ma qui significa che si stanno facendo le pulci ad almeno 6  anni di amministrazione capitolina compreso “l’ultimo anno e mezzo” dell’amministrazione Marino.

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