Sindacati in piazza contro sindaco e assessori: parlano i segretari Cgil, Cisl e Uil

"Concentrare i tagli? Un errore che non ha riassestato il bilancio del Comune perennemente a caccia di soldi"

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I sindacati di Roma staranno pure sulla luna, come afferma con spocchia dalemiana Matteo Orfini (il commissario di un Pd cittadino che raccoglie si e no 3000 iscritti veri) ma resta il fatto che che Cgil Csl e Uil porteranno domani in piazza SS. Apostoli migliaia di lavoratori per protestare (la prima volta nella storia) contro un sindaco di sinistra. L’esortazione “Marino svegliati” l’avrebbe inventata proprio il segretario della Uil Alberto Civica, ma anche Claudio Di Berardino della Cgil e Mario Bertone della Cisl sono convinti di portare in piazza il malessere di una intera città.

LA MANIFESTAZIONE – «Siamo arrivati ad un manifestazione contro sindaco e assessori – ci dice Civica – perché facciano il loro mestiere e imparino a concertare le scelte.» Invece « abbiamo a che fare con un sindaco autoreferenziale, più propenso agli annunci che ai fatti, attento solo alla sua immagine di sceriffo che non ai problemi reali della capitale». Anche Di Berardino, forse in modo meno aggressivo, è dello stesso parere. Eppure era stata proprio la Cgil con la Cisl a sottoscrivere quell’accordo sul salario accessorio per i “comunales” poi bocciato con il referendum dei lavoratori voluto dai sindacati stessi.

RIAPRIRE LA TRATTATIVA – Ora, ci dice il segretario della Cgil, ritrovata l’unità sindacale « occorre riaprire la trattativa, ritornando alla nostra proposta iniziale che non era quella dei tagli tout court, impliciti nella relazione degli ispettori del ministero dell’economia, ma che puntava a una riforma vera della macchina amministrativa e alla qualità dei servizi cui agganciare l’organico e gli orari, che pure avevamo approvato». Resta il fatto, dice Civica «che oggi i dipendenti ci rimettono mediamente 200 euro dalla busta paga con punte di 400 come ad esempio per i vigili urbani, ai cui capi viene imposta una rotazione scriteriata». Il tutto, prosegue «con una logica punitiva che lascia quasi intendere che i dipendenti comunali siano in parte corrotti, assenteisti e inefficienti».

EMERGENZA LAVORO – Una logica che viene digerita male dai comunales: «mentre Marino non spende una parola sui licenziamenti ad esempio nel settore della grande distribuzione privata. Perché la grande emergenza di questa città rimane il lavoro». Certo che anche a livello nazionale tira un’aria cattiva per la concertazione con i sindacati, «ma a noi – dice Bertone – basterebbe che il sindaco la piantasse con gli slogan atteggiandosi a salvatore della patria, ma si dedicasse ai problemi veri e prioritari della sua città che non sono solo quelli della pedonalizzazione di Fori».

TASSE ALTE E EVASIONE – Certamente mancano le risorse e il patto di stabilità strozza le amministrazioni locali, ma secondo Bertone i soldi intanto si posso trovare recuperando intanto dall’evasione fiscale «che a Roma è un decimo di quella nazionale, mentre i romani sono stanchi di versare una addizionale Irpef dello 0,9% di cui lo 0,4 va per solo ripianare l’enorme debito pregresso della Capitale causato dagli sprechi e dalla insipienza della politica». Poi, polemizzano i tre sindacalisti, è inutile uscire soddisfatti da ogni riunione con il Governo senza contrattare e chiedendo poi soldi ai cittadini con altri tagli e altre tasse.

PROPOSTE IN 13 PUNTI – Le proposte del sindacato sono comprese in 13 punti e per Di Berardino «questa manifestazione è solo l’inizio di una grande offensiva sindacale per ripensare il modello di sviluppo di Roma. Quindi pretendiamo dal sindaco risposte nel merito anche sull’occupazione. Ad esempio per i 2700 dipendenti della Multiservizi (oggi in sciopero ndr) e delle altre municipalizzate. Risposte chiare  sulle periferie, sui  rifiuti, sui trasporti sull’assistenza sociale che viene tagliata in un momento di grave crisi che colpisce i ceti più deboli».

LE COOPERATIVE – Per quanto riguarda le cooperative sociali, prosegue il segretario della Cgil «non si può gettare il bambino con l’acqua sporca di “mafia capitale”, perché anche qui si rischiano di creare altre centinaia di disoccupati. Si facciano le gare, se ne controlli l’attuazione, ma soprattutto si applichi la “clausola sociale” per i lavoratori che dovessero passare ad altre aziende. E sia ben chiaro: senza ombrelli per le coop, ma anche senza trucchi quali la riassunzione dei dipendenti già contrattualizzati con le facilitazioni del Job act». Tanto più che secondo Bertone si tratta di lavoratori a 600 euro al mese «e se qualcuno ha potuto lucrare sul loro lavoro accumulando profitti, è perché il Comune non controllava». Roma non è uscita dalla crisi e la ripresina non si vede, concordano i tre sindacalisti, ma qui fra Multiservizi, Assicurazioni per Roma, Tagli a Risorse per Roma, Farmacap, cooperative sociali e oggi i dipendenti della fu Provincia di Roma e delle sue società, si rischia una crisi sociale e una disoccupazione galoppante.

CRITICHE AL BILANCIO – Per questo Di Berardino ricorda che i sindacati hanno  contestato la manovra di bilancio di Silvia Scozzese «perché quei tagli non hanno rappresentato la panacea per i mali di Roma. E concentrarli per quest’anno è stato un errore che non ha riassestato il bilancio del Comune perennemente a caccia di soldi. Quindi tutto l’impianto di questa manovra va rivisto da subito, con il riassestamento di bilancio previsto entro l’estate». A causa di questa impostazione «da ragionieri» aggiunge Bertone «oggi si chiedono per il Giubileo alcune centinaia di milioni al commissario del debito storico Verrazzani, ma nel frattempo la manovra di bilancio sta producendo solo conflitti e disoccupati. Fingono ad esempio di dare un bonus alle famiglie dei residence e continuano a pagarne i proprietari grazie a contratti in proroga o pluriennali.

BUSINESS RIFIUTI – Nel frattempo, fra un annuncio e l’altro, l’edilizia popolare langue e le periferie soffrono di tutti i mali antichi e incancreniti». Marino «si vanta di aver spezzato il monopolio di Cerroni eppure ci troviamo inondati dai rifiuti perché non in è stato in grado prima di chiudere il ciclo industriale, dalla differenziata al trattamento. Tanto che oggi il vero business è il trasporto dei rifiuti al nord». Intanto per Di Berardino « è necessario far partire subito i piani per i distretti ecologici e aumentare gli impianti di trattamento. Il piano regionale dei rifiuti c’è, il problema è la sua applicazione che non vede Regione e Comune lavorare in sintonia.»

IL NODO ATAC – Per quanto riguarda Atac i sindacati sono concordi nel respingere ogni ipotesi di privatizzazione, ma sono pronti a concordare una radicale ristrutturazione del trasporto pubblico locale, anche rispolverando, come ci dice Di Berardino, l’ipotesi formulata a sua tempo di una unica agenzia regionale per il Tpl. Insomma i sindacati non si vogliono far cacciare in un angolo da Marino perché sono convinti di esprimere il malessere di gran parte dei dei cittadini di questa capitale. E probabilmente più che i sondaggi, fiutano l’aria che tira tra la gente.

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