Mafia Capitale, i Ros al lavoro sul materiale sequestrato

Gli interventi sono andati avanti per tutta la giornata di ieri nelle province di Roma, Rieti, Frosinone, L’Aquila, Catania ed Enna

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Dopo il blitz di ieri è in queste ore al vaglio dei carabinieri del Ros il materiale sequestrato nel corso della seconda tranche dell’inchiesta su Mafia Capitale che ha portato all’arresto di 44 persone.

SOTTO SEQUESTRO – Il materiale, documenti ed altro, è stato sequestrato dagli investigatori nel corso di 21 perquisizioni ad altrettante persone fisiche o società.

I NOMI – Si tratta, come riporta l’Ansa «di Fabrizio Amore, 58 anni, residente a Roma; Gabriella Errico (44, Roma); Ettore Lara (77, Roma), Clelia Logorelli (50, Roma); Maurizio Marotta (60, Roma); Calogero Salvatore Nucera (45, Roma); Antonio Pulcini (72, Roma); Maurizio Venafro (54, Roma); Patrizia Cologgi (65, Giuliano di Roma, Frosinone); Mirella di Giovane (64, Roma); Marco Visconti (49, Roma); Silvio Pranio (65, Catania). Per quanto riguarda le società, invece, le perquisizioni hanno riguardato: Soc Coop edilizia Deposito Locomotive Roma San Lorenzo;  Abitus; Coop. di lavoro La Cascina; Casa della Solidarietà; Consorzio Gruppo La Cascina; Domus Caritatis; L’Oliveto Import-Export; La Cascina Global Service; Segni di Qualità, tutte con sede a Roma».

L’OPERAZIONE MAFIA CAPITALE – Gli interventi sono andati avanti per tutta la giornata di ieri nelle province di Roma, Rieti, Frosinone, L’Aquila, Catania ed Enna. I provvedimenti, che hanno portato all’arresto di 44 persone, scaturiscono dalla prosecuzione delle indagini avviate nel 2012 dal Ros, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Roma, che il 2 dicembre scorso avevano consentito un primo intervento nei confronti dell’organizzazione mafiosa facente capo a Massimo Carminati, con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 37 indagati per associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio ed altri reati, con l’aggravante delle modalità mafiose e per essere l’associazione armata.

LA SECONDA FASE – Le indagini, in questa nuova fase, hanno permesso di acquisire ulteriori elementi in ordine all’esercizio del metodo mafioso da parte del sodalizio, confermato anche dalle testimonianze rese da diversi imprenditori vittime. È stata acclarata, inoltre, la centralità nelle complessive dinamiche dell’organizzazione mafiosa diretta da Carminati, di Salvatore Buzzi, riferimento di una rete di cooperative sociali che si sono assicurate, nel tempo, mediante pratiche corruttive e rapporti collusivi, numerosi appalti e finanziamenti della Regione Lazio, del Comune di Roma e delle aziende municipalizzate.

GRAMAZIO – Le indagini, coordinate dalla Procura distrettuale antimafia della Capitale, hanno, tra l’altro, consentito di documentare la partecipazione di Luca Gramazio all’associazione mafiosa, in qualità di esponente della parte politica che interagiva, secondo uno schema tripartito, con la componente imprenditoriale e quella propriamente criminale. «Il predetto, infatti, dapprima nella carica di capogruppo Pdl al Consiglio di Roma Capitale ed in seguito quale capogruppo Pdl (poi Fi) presso il Consiglio regionale del Lazio, sfruttando la propria appartenenza ai suddetti organi amministrativi e la conseguente capacità di influenza nell’ambiente istituzionale, poneva in essere condotte strumentali al conseguimento degli scopi del sodalizio».

LA RETE – È emersa, quindi, la diffusa attività di «condizionamento attuato dal sodalizio diretto da Massimo Carminati, determinata dalla rete di rapporti e dal ramificato sistema tangentizio intessuti dal gruppo mafioso e coinvolgenti pubblici amministratori e pubblici ufficiali. Gli ulteriori approfondimenti in direzione di Luca Odevaine, i cui contatti con Buzzi erano emersi in relazione al coinvolgimento delle relative imprese nella gestione dell’emergenza immigrati, hanno confermato l’articolato meccanismo corruttivo facente capo allo stesso Odevaine che, in qualità di appartenente al Tavolo di coordinamento nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, è risultato in grado di ritagliarsi aree di influenza crescenti nello specifico settore. La prosecuzione delle indagini ha permesso di documentare come Luca Odevaine fosse in grado di garantire consistenti benefici economici ad un cartello d’imprese interessate alla gestione dei centri di accoglienza, determinando l’esclusione di imprese concorrenti dall’aggiudicazione dei relativi appalti».

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