Mafia capitale, come Buzzi evitava i bandi per l’emergenza abitativa

Dirigenti comunali poco malleabili alla base dell'alleanza tra coop rosse e bianche

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Comune di Roma, emergenza abitativa: residence nel caos

L’emergenza abitativa che riguarda circa 2000 famiglie di sfrattati o di homeless ed emarginati  a vario titolo, costa al Comune di Roma qualcosa come 30 milioni l’anno tanto che già nel corso della campagna elettorale Ignazio Marino, impressionato anche dalle varie inchieste giornalistiche fra le quali la nostra, si rese conto della dimensione del problema e promise di risolverlo istituendo un buono casa che per i residenti in sostituzione di fitti che talora sfioravano i 3.000 a favore dei proprietari.
Una scelta che impegnò immediatamente l’assessore alle politiche della casa Ozzimo, il quale avviò il censimento delle famiglie disponibili ad andarsene contro un bonus lasciando poi, dopo il suo arresto, la patata bollente al suo successore Francesca Danese. Si dà il caso che in attesa del magico bonus dall’estate del 2013 alcuni contratti con i proprietari delle strutture alloggiative,  siano stati prorogati di volta in volta per far fronte alla situazione d’emergenza. Sino a quando qualche mese fa si è arrivati allo sgombero delle famiglie residenti negli stabili di Pietralata che sono state trasferite altrove.

Va premesso che i costi di quei residence non riguardano solo i fitti degli appartamenti, ma anche i servizi (guardianìa, pulizie ecc.) che vengono affidate  proprio alle cooperative sociali. Un altro business di Buzzi&C  ampiamente descritto dall’ordinanza che ha portato alla retata di pochi giorni fa. La storia ha inizio il 26 febbraio del 2014 quando interviene una memoria di giunta dell’assessore che proroga (anzi, non interrompe) le convenzioni per l’emergenza alloggiativa. Due giorni dopo intervengono due determine dirigenziali che non interrompono per due mesi, dal primo marzo al 30 aprile, il servizio per 580 alloggiati con il costo di circa un milione relativo ai servizi di assistenza di Valcannuta e Montecarotto.

Alla scadenza della non interruzione subentra una ulteriore proroga per solo un mese, per un valore complessivo di oltre 439mila euro. Il 22 maggio, su proposta del sindaco e di Ozzimo, la Giunta deliberava lo stanziamento di 7.182.000 euro per finanziare le non interruzioni sino al successivo 30 giugno 2014. Fra i beneficiati anche le strutture di Val Cannuta e Montecarotto.

Se la liason fra Buzzi ed Ozzimo sarebbe accertata dalle intercettazioni, un altro dei punti di riferimento del boss sarebbe stato Pierpaolo Pedetti, presidente della VII Commissione patrimonio e Politiche Abitative che secondo l’ordinanza si era dato molto da fare per la proroga della convenzione tra Comune di Roma ed Eriches allora in difficoltà finanziarie. Nel frattempo Buzzi fiuta l’affare e si appresta ad acquistare 14 appartamenti a Case Rosse chiedendo garanzie per recuperare, l’investimento tramite i soldi stanziati dal Comune. E parlando  con l’allora presidente della Lega Coop Venditti dice:

“Senti a me co st’operazione però, mo’ ne sto parlando con Daniele OZZIMO, mo con PEDETTI cioè…vogliamo, vogliamo esse tranquilli capito, eh! So’…è quattro milioni di euro, eh”.
VENDITTI lo rassicurava che avrebbe svolto anch’egli la sua parte: “è un lavoro che farò anch’io caro, eh! Stai tranquillo.

Nel corso delle dichiarazioni spontanee rese al P.M.  il 31.3.2015 Buzzi affermava di aver fatto  “una cortesia all’amministrazione comunale”, “quella di Case Rosse” era stata “un’operazione di sistema”perché la Regione Lazio dava i soldi al Comune. Quindi Ozzimo si era comportato correttamente”.
Di proroga in proroga si arriva finalmente alle ipotesi di gare per l’emergenza alloggiativa. Buzzi non nasconde a nessuno le sue preoccupazioni e per  la relazione ispettiva del MEF del gennaio del 2014 che aveva già rilevato l’illegittimità degli affidamenti diretti a Eriches 29 e alla  Domus Caritatis, cooperativa sociale di storica ispirazione cattolica. Per di più al dipartimento era arrivato un funzionario  poco malleabile.

Si profilano così regolari bandi di gara ed è a questo punto che per vincere le coop rosse e bianche si mettono d’accordo per aggirare la procedura amministrativa indicata dal nuovo funzionario. Il 14 luglio dello scorso anno, il poco malleabile  Aldo BARLETTA in previsione di una futura gara, chiede manifestazioni di interesse a 15 operatori. Appresa la notizia, Buzzi inizia a contattare i possibili concorrenti «per definire reciproci accordi di desistenza sulle diverse gare ovvero per spingere sui loro rappresentanti a non partecipare alla gara.» Una sorta di moral (si fa per dire) suasion che convincerà i possibili competitors ad abbandonare il campo senza tante storie. Resta il fatto che a due anni di distanza dagli impegni del sindaco il problema dei residence non è ancora stato risolto. (Segue)

 

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