Anche la Cgil stacca la spina a Ignazio Marino

Se ne è parato nel corso della presentazione delle iniziative del sindacato su appalti e riorganizzazione della PA

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claudio di berardino Roma e Lazio nella morsa della crisi

Mentre le agenzie battevano l’improbabile decisione di Ignazio Marino di voler governare Roma sino al 2023, si consumava il divorzio fra la Cgil il sindaco e la sua amministrazione. E’ accaduto in conferenza stampa durante la presentazione delle due iniziative nazionali del sindacato “Riformo Io” sulla riorganizzazione della Pubblica Amministrazione e la Campagna per una proposta di legge di iniziativa popolare sulle garanzie negli appalti per il trattamento dei lavoratori. Presenti Rossana Dettori della segreteria generale della Funzione Pubblica, Serena Sorrentino della segreteria nazionale della Cgi e Natale di Cola della FP di Roma e del Lazio.

Ma la funzione del matador questa volta è toccata al segretario della Cgil Roma e Lazio Claudio Di Beraradino che nell’annunciare il divorzio non si è certo perso in perifrasi. Tanto scandire con chiarezza che “la spinta propulsiva di questa amministrazione si è esaurita” e che “una amministrazione così com’è oggi non serve.” Che la spinta propulsiva di Marino si sia esaurita la Cgil lo va dicendo da almeno un anno, ma con Cisl e Uil si era sempre dichiarata aperta al dialogo  e alla concertazione anche  dopo la confusa vicenda del ‘salario accessorio’ quando gli accordi dei due maggiori sindacati furono bocciati dai lavoratori.

Da allora i rapporti erano andati logorandosi sino alla manifestazione di piazza di alcuni sabati fa che, per quanto poco partecipata, rapprendeva comunque un segnale forte. I nodi del contendere stanno da tempo nella mancanza di confronto con un sindaco “che fa tutto da solo” mentre il sindacato vorrebbe dire la sua sulla riorganizzazione della farraginosa macchina amministrativa capitolina e sui piani industriali delle sue aziende partecipate. Tanto più che ancor prima di ‘mafia capitale’ la Cgil aveva proposto una profonda revisione del meccanismo degli appalti oggi sminuzzati fra 100 stazioni appaltanti “che potrebbero venir concentrate in una sola”. Ma poi c’è la crisi che a Roma morde ancora e richiederebbe “un nuovo modello di sviluppo” e  “un  segno forte di discontinuità” che da questa amministrazione non è arrivato.

Con  ‘Mafia capitale’ , aggiunge Di Berardino “si è buttato il bambino con l’acqua sporca” che provocherà ricadute occupazionali per le coop rosse e bianche che siano. Anche se per Rossana Dettori è giunta l’ora che sulla cooperazione sociale la Lega cominci a metterci mano, anche con una ricognizione tipo quella che la Cgil sta già facendo a Roma. Questa la sostanza di un divorzio annunciato della Cgil che già sulla scelta di Marino nel 2013 non si era schiantata dall’entusiasmo, ma trattandosi di battere Alemanno tutto faceva brodo. Da allora molta acqua sotto i ponti è passata ed i rapporti fra il Pd di Renzi e la Cgil non sono affatto idilliaci come ha mostrato tutta la vicenda sulla riforma della scuola. Eppure l’annuncio di oggi non dovrebbelascare gran che “sereno” il commissario del Pd Matteo Orfini se non altro perché  Ma la scelta di staccare la spina annunciata oggi dalla Cgil non dovrebbe proprio @lasciaresereno #Orfini, commissari straordinario del Pd, che prima o poi di raccattare voti dovrà pur occuparsi.

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