Il Colosseo diventa parco archeologico

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Entro le prossime 48 ore il decreto che sancisce la nascita del Parco archeologico del Colosseo sarà realtà. Oltre all’Anfiteatro Flavio, gestirà il Palatino, il Foro romano e la Domus aurea e il direttore-manager sarà scelto con una selezione internazionale, così come si è già fatto per i più importanti musei del nostro paese. Il ministro per i Beni Culturali, Dario Franceschini, ha annunciato il provvedimento “che rappresenta un passo in avanti che punta a valorizzare, il monumento più visitato in Italia e un’area archeologica tra le più importanti del mondo”. Insieme alla nascita del Parco, sarà anche riorganizzata la Soprintendenza speciale dell’area archeologica centrale che incorporerà l’attuale Soprintendenza e sarà sostenuta economicamente col gettito del il 30% degli incassi complessivi annui del Parco archeologico del Colosseo (una cifra che stando ai dati degli ultimi anni dovrebbe aggirarsi intorno agli 11 milioni di euro), oltre ai fondi ordinari che vengono trasferiti a tutte le soprintendenze dal ministero. Sull’attuazione dell’accordo di valorizzazione firmato con l’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, Franceschini ha spiegato che “abbiamo avuto qualche contatto con la giunta Raggi, ora vediamo”.

“E’ incontestabile che ovunque in Italia il passaggio ai musei autonomi ha portato ad un miglioramento su tanti fronti – fa notare Franceschini – dai visitatori che sono cresciuti a migliori servizi. E’ un percorso lento, che nel Paese andrà a velocità differenziate, ma che sta portando frutti”. In pratica, la Soprintendenza archeologica speciale perde la gestione di Colosseo, Fori Palatino e Domus Aurea, ma incorpora le competenze attualmente affidate alla soprintendenza ordinaria – che viene soppressa – occupandosi dell’intero territorio di Roma. Alla Soprintendenza speciale, che conserva il suo carattere autonomo e quindi l’autonomia contabile e gestionale, verrà garantita una percentuale del 30 per cento degli introiti arrivati dai biglietti del Parco del Colosseo, pari all’incirca a 11 milioni l’anno, che servirà a provvedere alla tutela delle altre aree archeologiche e si unirà, precisa il ministro, ad altre risorse disposte dallo Stato (“Negli ultimi tre anni la soprintendenza ha potuto contare su circa 150 milioni di euro”). Mentre un altro 20 per cento dei soldi che ogni anno arrivano all’Anfiteatro Flavio, grazie ai suoi oltre 6 milioni 400 mila visitatori, andra’ nel Fondo di solidarieta’ istituito dal Mibact per il sostentamento della rete complessiva dei musei statali italiani. I tempi dell’operazione, assicura il ministro, saranno rapidi: “entro 48 ore la firma del dm che poi andra’ alla corte dei conti e quindi in Gazzetta. Quindi partiranno le procedure per la selezione del direttore. Il Parco, che manterra’ il suo personale, avra’ in attesa del concorso un direttore ad interim. Nel decreto, che si configura come un testo di modifica dei precedenti dm, viene citata anche Pompei, anch’essa inserita nell’elenco dei 30 musei autonomi. Qui pero’, alcuni cambiamenti – ricorda Franceschini – erano gia’ stati fatti in precedenza, separando dalla gestione degli Scavi quella dei 23 comuni limitrofi. Al momento quindi l’unico cambiamento riguarda il nome dell’area archeologica, che, rispettando la definizione citata dal Codice dei Beni culturali, diventera’, come il Colosseo e come l’Appia Antica, “Parco Archeologico”. Direttore rimane l’attuale soprintendente Massimo Osanna. Alla scadenza del suo mandato verra’ indetta una selezione internazionale come per tutti i musei resi autonomi dalla riforma. Nella capitale rimane aperta, assicura il ministro, la trattativa con il Comune, avviata nel 2015 con l’allora giunta Marino. “Noi siamo aperti”, dice, spiegando che ci sono gia’ stati contatti con l’attuale amministrazione Raggi. Il Parco, precisa, “avra’ competenza di tutela nei propri confini, che coincidono con i confini oggetto dell’accordo con Comune di Roma fino al Colle Oppio e al Circo Massimo, questo consente di mantenere aperte la prospettiva di andare avanti nell’accordo con il comune. E sara’ piu’ facile visto che dalla parte dello Stato, con l’arrivo del direttore del Parco, ci sara’ un unico interlocutore”.

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