Mafia Capitale, Odevaine: dalle coop 15mila euro mese ma non decidevo io dove mandare gli immigrati

Sentito dal tribunale nel processo nell'aula bunker di Rebibbia ha ammesso di aver intascato tangenti

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di GIULIANO LONGO

Dopo un periodo di detenzione nel novembre scorso Luca Odevaine, ex componente del tavolo di coordinamento sugli immigrati del Viminale già capo di gabinetto di Veltroni, fu condannato a due anni e otto mesi nell’ambito del procedimento “tranche” dell’inchiesta Mafia Capitale, dopo aver patteggiato per l’accusa di corruzione.

Oggi, sentito dal tribunale nel processo nell’aula bunker di Rebibbia, ha ammesso di aver intascato tangenti mettendo a frutto il suo lavoro di componente del Tavolo di coordinamento sugli immigrati del Viminale (struttura creata nell’estate del 2014 ma informalmente esistente due anni prima) e di presidente della Fondazione IntegraAzione, che curava e coordinava eventi politici, religiosi e sociali. Nella sostanza ha ammesso quanto già dichiarato alla Procura nei mesi scorsi: «Venivo remunerato dal gruppo Buzzi per la mia attività di “facilitatore”.

Semplificavo i suoi rapporti con la pubblica amministrazione. Svolgevo un funzione di raccordo tra le sue cooperative, il ministero degli Interni e i funzionari della Prefettura, un mondo con il quale le coop faticavano ad avere un dialogo costante. Io mettevo a disposizione l’esperienza acquisita nel Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, conoscevo molte persone ma non è vero che io orientassi i flussi degli immigrati, non avrei potuto farlo».

Per questa sua attività da Buzzi percepiva 5mila euro mensili, di cui una parte in nero e 10.000 euro dalla cooperativa ‘La Cascina’. Nel corso del lungo interrogatorio in aula, rispondendo alle domande del pm Luca Tescaroli, ha spiegato di aver percepito il denaro da Buzzi inizialmente in cambio dell’ affitto di alcuni appartamenti in zona Celio. Liberati gli appartamenti, utilizzati da Buzzi come uffici per le cooperative, la dazione di denaro non si sarebbe comunque interrotta.

«Le richieste di Buzzi erano varie ma – ha ribadito – non mi sono attivato per orientare il flusso di migranti attraverso il tavolo, né avrei avuto alcun potere di farlo. Era un tavolo politico dove non si discuteva di flussi riguardo ai singoli centri». Su questo ultimo punto, di fronte alle contestazioni mossegli dal pm, Odevaine ha specificato di aver avuto solamente la facoltà di segnalare eventuali centri di accoglienza su richiesta del Ministero. Per quanto riguarda il denaro ricevuto dai vertici della cooperativa La Cascina (vicenda per la quale Odevaine ha già patteggiato due anni e otto mesi di reclusione) l’imputato ha spiegato di essere stato pagato per il suo «lavoro di raccordo con il Ministero».

Ammissioni, quelle di Odevaine, già rese nel marzo 2015 poco dopo il suo arresto, a fronte delle contestazioni della Procura che lo accusava di un vero e proprio “sistema Odevaine“. Un modo per pilotare, da quel tavolo sui profughi, i flussi degli immigrati ai centri organizzati da Buzzi&Co, e di “vendita della sua funzione e compimento di atti contrari ai doveri del suo ufficio”. Ma dalle dichiarazioni odierne, una volta patteggiata la pena, Odevaine tende a ridimensionare il suo ruolo più di percettore di consistenti bustarelle più che di complice di un “sistema” criminoso.

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