Stadio Roma, in un mese si chiude: resta il nodo delle opere pubbliche

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La conferenza dei servizi per il nuovo stadio della Roma si e’ chiusa senza proroghe. Ma la procedura per l’approvazione definitiva del progetto, cosi’ come stabilito dalla legge sugli stadi, garantisce un ultimo mese di trattative fino alla data del 5 aprile. Questo e’ il tempo massimo che ha il Comune di Roma per sciogliere tutti i nodi legati alle novita’ progettuali prodotte dall’accordo con l’As Roma della settimana scorsa, ovvero riduzione dell cubature, nuovo Business park e ridefinizione di alcune opere pubbliche. A spiegare come procedera’ in questo ultimo mese l’iter procedurale che dovrebbe portare alla nuova arena dei giallorossi e’ stato l’assessore all’Urbanistica della Regione Lazio, Michele Civita, intervenuto al termine della riunione della conferenza dei servizi di oggi: “La conferenza dei servizi- ha detto- ha aperto i suoi lavori leggendo una lettera che la sindaca Raggi ha mandato ieri al presidente Zingaretti informando la conferenza che la stessa sindaca aveva espresso un indirizzo per la sospensiva, spiegando che il parere reso dal Comune non era un parere finale ma che nel corso del mese successivo avrebbe dato il parere finale. Il Comune di Roma, pero’, ha confermato formalmente il parere, gia’ espresso, non favorevole, cosi’ come la Citta’ metropolitana ha espresso un dissenso motivato. La Regione ha espresso un dissenso costruttivo. Per questo sono terminati oggi i lavori della conferenza”.

 

Questi pareri potranno essere superati entro il 5 aprile. Questo perche’ “la Regione Lazio- ha aggiunto Civita- ha differito il termine della propria determinazione entro i termini della procedura che la legge prevede, e che e’ di 180 giorni, al 5 aprile. Ha dato quindi la possibilita’ alle amministrazioni e al propronente di chiarire la portata delle dichiarazioni espresse e quindi anche di formulare risposte alle osservazioni e alle prescrizioni contenute nei vari pareri. La richiesta fatta a tutte le amministrazioni e al propronente e’ quella di far pervenire alla Regione e alla conferenza dei servizi, entro il 30 marzo, tutti questi materiali per avere il tempo di valutarli e ponderarli entro il 5 aprile, e quindi determinare il parere della Regione che presiede la conferenza dei servizi”. Ma cosa succedera’ effettivamente durante questo ultimo mese? I nodi da sciogliere non sono pochi. Per prima cosa il Comune dovra’ trasformare da politiche a tecniche le modifiche concordate in accordo con la Roma: quindi il nuovo business park senza le torri e il nuovo piano delle opere pubbliche. Attualmente non c’e’ ancora un nuovo progetto. Le novita’ emerse dal tavolo Campidoglio-Eurnova-As Roma dovranno produrre un emendamento all’attuale delibera, quella discussa in questi mesi alla conferenza dei servizi. Alla fine si otterranno delle modifiche al progetto restando, pero’, nell’alveo della procedura attuale. Nello stesso lasso di tempo dovranno essere risolte anche le problematiche tecniche minori che hanno motivato i pareri non positivi dei vari enti.

 

C’e’ poi la questione del pubblico interesse. Il rischio per il Comune, infatti, e’ che la rimodulazione delle opere pubbliche possa essere impugnata da enti terzi. In altre parole la “novazione” della delibera, cosi’ come e’ stata definita oggi dal capogruppo del M5s in Comune, Paolo Ferrara, non potra’ stravolgere la delibera attuale sul fronte delle opere pubbliche perche’ questo comporterebbe il suo inevitabile rigetto per non conformita’. Una correzione, quindi, e’ possibile a patto che le infrastrutture di pubblico interesse come il potenziamento del ferro, i ponti e gli interventi stradali, restino evitando di far cadere l’interesse pubblico. Ogni singola voce potra’ essere programmata in modo differente, magari solo temporalmente, o essere parzialemnte modificata. Ma non eliminata. Il Comune, poi, entro il 5 aprile dovra’ poi varare la variante del Prg ed approvarla almeno in giunta. Solo a quel punto la Conferenza dei servizi prendera’ atto nella stessa data della risoluzione dei nodi che ancora oggi restano sul tavolo. Su tutto cio’ pesa, pero’, come una spada di Damocle la procedura di apposizione del vincolo sulle Tribune dell’ex ippodromo di Tor di Valle da parte della Soprintendenza paesagistica, i cui tempi supereranno di certo il 5 aprile. Se alla fine la procedura si concludera’ positivamente con l’approvazione del progetto definitivo bisgnera’ aspettare almeno quattro mesi prima del pronunciamento finale del Mibact. Qualore il vincolo alla fine non arrivera’ i lavori potranno partire dal giorno dopo, se gia’ approvata la variante e firmata la convenzione. Altrimenti bisognera’ ricominciare dal via, come nel gioco dell’oca. Con un ricorso al Tar da parte dei proponenti che e’ gia’ pronto nel taschino.

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