Roma, al via la riorganizzazione delle municipalizzate. Zetema di Ruberti? Un “osso duro”

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Era il primo febbraio quando l’assessore Massimo Colomban nel corso dell’audizione davanti alla commissione capitolina alla Trasparenza annunciò: «Tra un mese e mezzo porteremo il piano di riorganizzazione delle municipalizzate in aula. Le società operative saranno 10 o 12». Confermate invece nel loro ruolo di municipalizzate, com’ era prevedibile, le società più importanti Atac, Ama, Zetema, Aequa Roma e Risorse per Roma, il capitale delle quali è interamente nelle mani del Campidoglio.

Se questo sarà il risultato della sforbiciata di Colomban, peraltro imposta dalla normativa nazionale ancora in via di definizione, entro aprile scadono anche i vertici di quasi tutte queste società, escluse Ama e Atac. Un valzer di poltrone, che salvo i casi di proroghe, metterà a dura prova gli appetiti delle varie fazioni del Movimento 5 stelle. Davanti ai nuovi inquilini del Campidoglio si estende così una prateria di nomine e poltrone dove potranno esercitare tutto il loro conclamato rigore. Eccetto forse Zetema la società con 1.000 dipendenti il cui giovane presidente Albino Ruberti (figlio di tanto padre, l’ex ministro socialista Antonio) è in carica da tempi immemorabili.

Eh si, perché Zetema è una creatura di Albino che nel cambio degli assetti succedutisi negli anni, ora si trova come presidente e amministratore delegato di una società che funziona, anche se la Raggi  vorrebbe puntare sulla voce ricavi che ad oggi presentano uno striminzito utile di poco superiore ai 20mila euro.
Nella campagna elettorale del 2013 Ignazio Marino dichiarò: «Dobbiamo ri-attribuire a Zètema il suo ruolo originario. Il comune decide e Zètema gestisce i servizi aggiuntivi.» E dopo la vittoria  ribadì: «Bisogna azzerare il Consiglio di Amministrazione di Zètema».

Ostilità dovuta al fatto che  il vertice direttivo di questo vero e proprio ministero della cultura manteneva un imprinting di stretta osservanza alemanniana.

Poi arriva la Raggi e Albino nel corso di un confronto sindacale con la RSU dell’autunno scorso comincia ad avere dei timori e  spiega  che qualche assessore aveva manifestato una “percezione negativa” (sic)  di alcuni servizi resi dalla società, mettendo in conto conseguenze sul nuovo Contratto di Servizio la cui decisione finale spettava all’allora assessore Bergamo, oggi vice sindaco al posto di Frongia.

L’azienda però non è sempre stata pubblica. Nel 1998 infatti i fondatori erano tre soggetti privati: Acea, Costa Edutainment e Civita. Società quest’ultima privata, da sempre sponsorizzata da Gianni Letta  e di cui Albino è il segretario senza tema di conflitto d’interessi. Per i cultori della materia va ricordato che il regime di proroghe nelle concessioni, i servizi aggiuntivi nei musei italiani sono in mano a 8 società concessionarie che gestiscono oltre il 90% dei servizi museali. Società che fanno capo alla politica secondo la logica che agli amici degli amici un favore non si nega mai. Tra queste compare Civita Cultura s.r.l., società strumentale dell’associazione Civita il cui Presidente è Luigi Abete; Gebart fondata da Luigi Abete)  E ovviamente Zetema che vede Ruberti anche ai vertici di Civita Tre Venezie e Civita Sicilia. No solo, ma Albino è anche amministratore delegato  di FederCulture, l’associazione che rappresenta le più importanti aziende culturali del Paese,  insieme a Regioni, Province, Comuni, e tutti i soggetti pubblici e privati impegnati nella gestione dei servizi legati alla cultura, al turismo, e al tempo libero. Associazione cui aderisce anche Zetema stessa.

Insomma, Colomban può anche avere tutte le buone intenzioni di azzerare e cambiare i vertici di alcune municipalizzate. Virginia può pure proclamare improbabili rivoluzioni, ma Zetema è un osso duro perché è al centro di interessi che vanno ben oltre le mura aureliane. La palla passa quindi  alla Raggi e al suo vicesindaco di fresca nomina Luca Bergamo che questa situazione la conosce bene, molto bene sin dai tempi di Veltroni, appunto.

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