Mafia Capitale, Salvatore Buzzi per difendersi attacca il “sistema”

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Salvatore Buzzi Mafia Capitale
Salvatore Buzzi

Muoia Sansone con tutti i filistei. Questa pare la linea difensiva di Salvatore Buzzi che vuole travolgere un sistema che vede come perno la politica capitolina ante Raggi,  senza la quale, dice, non era possibile ottenere appalti o sollecitare pagamenti da parte dell’amministrazione.
Una linea che sino ad oggi ha colpito più esponenti della sinistra che della destra e che tende a far apparire il suo sodalizio con Carminati come un simpatico rapporto amicale frutto di passate convivenze carcerarie. Se il carcere è stato per Buzzi una buona scuola (anche di relazioni) è indubbio che la costituzione di ex carcerati e disagiati in cooperative  gli aveva garantito una fama di lodevole apertura al sociale, soprattutto a sinistra, come esempio di recupero di realtà  difficili. Ora il problema di Salvatore è quello di allontanare da sè quella imputazione di associazione mafiosa che gli fa rischiare diversi anni di galera, tirando in ballo questo e quell’altro mondo talora in modo confuso o per sentito dire.

Per questo nelle sue ultime tre deposizioni non manca di snocciolare nomi e cognomi, perché «la politica chiede ma non dà». Che dai fatturati milionari che la galassia delle sue coop gestiva non si evincerebbe proprio. Oggi ad esempio deponendo per la terza volta  in videoconferenza dal carcere di Tolmezzo nel corso del processo per mafia capitale, ha parlato dei cosiddetti debiti fuori bilancio del Comune di Roma che furono una prassi consolidata (ma anche necessaria per pagare i fornitori) dell’amministrazione Alemanno e anche per quella di Ignazio Marino. Per Buzzi si trattava di ‘incassare’ soldi dovuti per i servizi resi dalle sue cooperative sociali e che senza questa modalità di pagamento talora in arretrato di mesi e mesi, avrebbero subito ritardi imprevedibili e devastanti per la sua Holding di coop. Era quindi necessario ‘ungere le ruote’. Per questo sarebbero stati necessari 100mila euro «per fare approvare la delibera sul debito fuori bilancio a favore delle cooperative».

La somma da dare ‘in chiaro’ (il contrario del nero per il lettore che non si intendesse di finanza e tasse) era da dividere fra Francesco D’Ausilio allora capogruppo Pd in Comune e Mirko Coratti, all’epoca presidente dell’Assemblea capitolina. «Quei centomila euro – ha detto – rappresentavano l’1% della delibera da 11 milioni».

«Ci siamo rivolti a Coratti perché era presidente del consiglio comunale – ha aggiunto Salvatore Buzzi – era il nostro riferimento», mentre Daniele Ozzimo, assessore alle politiche abitative del Pd «non ci seguiva minimamente». Stando alla deposizione di Buzzi, qualche tempo dopo, si faceva vivo il capogruppo della Lista Marino, Luca Giansanti che sentendosi escluso da business gli diceva: «E io? La voce dei 100mila euro si era sparsa. L’8 agosto del 2014 – ricorda il presidente della ’29 giugno’ – mi chiama di nuovo Giansanti e mi dice che se non do 15mila euro a lui e 15mila euro al presidente della commissione bilancio Alfredo Ferrari, la delibera non sarebbe passata in commissione».

Il pingue obolo di Salvatore Buzzi avrebbe dovuto venir sborsato in ‘chiaro’ per Coratti e D’Ausilio e in ‘nero’ per Giansanti e Ferrari. Solo che, nonostante le sue buone intenzioni «alla fine non abbiamo pagato nessuno, perché a dicembre di quell’anno sono scattati gli arresti». In merito invece alle rivelazioni di Buzzi di ieri con una nota interviene il deputato del Pd Umberto Marroni e scrive «ho appreso oggi dai giornali che Salvatore Buzzi avrebbe dichiarato di essere stato contattato, riguardo la gara della Regione Lazio del CUP, da persone che avrebbero fatto il nome del sottoscritto paventando un mio presunto interessamento. Ovviamente è completamente falso, non solo perché non mi sono mai occupato di qualsivoglia gara nè tantomeno di un ente in cui non avevo alcun ruolo…».  Ormai, aggiunge «siamo alla fiera dell’assurdo per quanto mi riguarda, considerato che in tutta questa storia non sono mai stato coinvolto, se non per foto di cene sociali che non c’entrano nulla con l’inchiesta, da millanterie per sentito dire fino ad avermi attribuito addirittura due mogli, o commenti sulle mie abitudini mattutine». Non è improbabile che dopo le recenti dichiarazioni di Buzzi, alle smentite facciano seguito querele come già preannunciato dall’euro deputato e storico esponente del Pd Goffredo Bettini.
Balthazar

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