Al processo per mafia capitale Zingaretti annuncia un’altra querela a Buzzi per calunnia

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Quali fossero le intenzioni di Nicola Zingaretti, chiamato a testimoniare dai legali di Salvatore Buzzi nell’aula bunker di Rebibbia nel corso del processo per mafia capitale, era chiaro quando ai cronisti presenti fuori dall’aula  ha parlato di «una strategia di insinuazione e di fango nei confronti di una amministrazione che ha le carte in regole ed eè fatta di persone per bene e oneste.» E per queste ragioni, pur avendo già una volta denunciato Buzzi  per calunnia, intende di sporgere un’altra querela dopo le sue recenti affermazioni.

In aula  ha ricordato  di aver conosciuto  conosciuto Buzzi 15-20 anni fa come presidente di una cooperativa sociale. «Sapevo chi era – ha detto-  e salvo rari incontri in ambito politico, non ho mai avuto con lui frequentazioni o rapporti extra pubblici» in modo particolare da quando fu eletto Governatore nel 2013.  Un contatto lo ebbe tuttavia quando era Presidente della Provincia e ha ricordato un paio di incontri. Una volta, ha aggiunto « venne lui con Guarany per lamentarsi della discriminazione che le cooperative sociali rischiavano di subire con la Giunta Alemanno; io ascoltai le loro preoccupazioni, presi atto e dissi che non avrei potuto fare nulla.» Zingaretti ha poi confermato che Buzzi erogò 5mila euro (somma iscritta a bilancio) «come contributo elettorale al mio Comitato, ho saputo poi che ci sono altri 5mila euro, suppongo legati a cene o a eventi simili.»

In merito alla vicenda dell’appalto Cup (centrale unica di prenotazioni delle prestazioni sanitarie), per il quale la posizione del Governatore è già stata archiviata,  Zingaretti ha ribadito di voler querelare il capo delle coop  «perché’ ha detto ancora cose palesemente non vere; non è vero ad esempio che la gara Cup era nascosta… venne pure pubblicizzata sul Messaggero, così come non ho mai parlato con l’onorevole Marroni di questa vicenda.» Perché «io sono una persona perbene, sono stato eletto anche per fare pulizia, produrre anticorpi ed eliminare quei malfattori che vogliono inquinare la pubblica amministrazione. E posso dire che mai nessuno, che fosse del centrodestra e del centrosinistra, è venuto da me a parlare della gara Cup, meno che mai Luca Gramazio o Maurizio Venafro.» Poi ha spiegato che la gara  Cup fu bandita «per interrompere una gestione praticamente quasi monopolistica del servizio che da tantissimi anni, dai tempi della Giunta Storace, era nelle mani della cooperativa Capodarco, sempre in regime di proroga.»

Esploso lo scandalo di Mafia capitale Zingaretti chiese a Elisabetta Longo, presidente della commissione di quella gara dal valore di circa 60 milioni di euro, che cosa fosse successo. «Mi disse che tutto si era svolto in modo regolare anche se forse c’era stato il caso di un’offerta anomala. Disposi di valutare ogni cosa. Poi, alla fine, considerato che tutti i documenti erano stati sequestrati dalla magistratura quella gara è stata revocata. Ne è stata bandita un’altra che è ancora in corso.»
Giuliano Longo

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