Chi tocca la Raggi muore e Roma è senza governo

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Si va bene, la sindaca Raggi eredita una situazione pesante, strillano i grillini per coprire le responsabilità di chi ha promesso mari e monti in campagna elettorale. Noi siamo onesti, urlano, perché facciamo le gare mentre prima c’erano gli affidamenti diretti. Ma le gare, sotto il vigile controllo dell’anticorruzione di Cantone, si impaludano nelle procedure burocratiche (quando non vanno deserte). Risultato non c’è un funzionario comunale disposto a mettere una firma sugli atti, nemmeno per comprare la carta igienica. E chi me lo fa fare se domani mi arriva un avviso di garanzia?

Dateci tempo, si sgola a dire la Raggi, ma a distanza di 13 mesi dalla sua fulgida vittoria, Roma non ha ancora una governance certa e la gente entra ed esce dalle municipalizzate e dalla giunta che è un piacere. 

Persino la new entry al Bilancio, Mazzillo, oggi su Repubblica, si lamenta.

Siete faziosi, amici del sistema messo in piedi da Carminati e Buzzi, sbavano i 5stelle sull’orlo di una crisi di nervi, mentre sotto sotto qualcuno di loro chiede promozioni in Atac o diviene padrino dei propri protetti da piazzare un po’ qua e un po’ là. Déjà vu. 

Il Consiglio comunale conta come il due di briscola, ma loro sono trasparenti e comunicano con il popolo solo su Fb organo ufficiale dell’amministrazione 5stelle (anche perché non c’è un media che a Roma parli bene di loro).

Virginia, va avanti! Incita Grillo, tanto le nomine, quelle importanti,  le decidiamo da Milano e Genova perché dei romani non c’è da fidarsi. 

E allora guardiamo ai fatti perché in 13 mesi in Campidoglio si entra e si esce come sulla metro affollata, avanti c’è posto. 

In campagna elettorale Virginia annuncia l’ex campione di rugby Andrea Lo Cicero allo Sport che non fa nemmeno in tempo a salire le scale del Palazzo Senatorio.

Poi per il bilancio spunta il nome di  Daniela Morgante, che aveva ricoperto per più di un anno lo stesso incarico con Marino, finendo per scontrasi con l’assessore alla mobilità Improta proprio sul bilancio. La magistrata contabile fiuta l’aria insalubre di casa grillina e alza i tacchi.

Così al bilancio arriva il valente economista Marcello Minenna e con lui a capo di gabinetto, la magistrata Carla Romana Raineri guardati a vista da quel solerte ’uomo dello stato’ (come si auto proclama) Raffaele Marra che verrà arrestato lo scorso anno per corruzione. Morale, in Comune comandano altri, loro non ci stanno e se ne vanno in coppia.

“L’affaire” Marra mette sotto scacco anche il neonominato vice capo di gabinetto Daniele Frongia che viene rimosso e premiato con l’incarico politico di vice sindaco con delega allo sport. 

Ma la vicenda dei 4 amici al bar’ fra i quali il dispensatore di polizze vita Salvatore Romeo, pesa e la poltrona di Frongia vacilla, così verrà sostituito dall’ex veltroniano Luca Bergamo, già in odore di eresia per molti trinariciuti pentastellati. 

Dopo pochi mesi dall’ascesa di Virginia al soglio capitolino, fuggono a gambe levate dai vertici di Ama e Atac  Solidoro, Rettighieri e Brandolese quasi tutti d’un botto. 

Dalla ragioneria generale  Stefano Fermante emigra in Regione, e la Muraro, assessora all’ambiente indagata, ma di indubbia esperienza, subisce una pesante campagna stampa e l’ostracismo degli onestissimi grillini, lasciando il posto alla Montanari che viene da Genova e Reggio Emilia. 

Comincia lo scontro farsa sullo stadio della Roma che mette in croce l’assessore all’Urbanistica Berdini che dopo le dimissioni viene sostituito dal prof Luca Montuori, di cui stentiamo a capire le strategie urbanistiche, ma c’è tempo e prima o poi salteranno fuori.

Infine c’è il fiore all’occhiello, l’apprezzato imprenditore veneto Colomban che mette mano al risanamento delle municipalizzate ma che annuncia le sue dimissioni a settembre per tornare ad occuparsi dei suoi affari.

E Rota? Il direttore generale di Atac che ha risanato la Atm di Milano e fatto viaggiare milioni di passeggeri per l’Expo? Viene a Roma probabilmente su indicazione della Holding Casaleggio junior/Grillo e siccome vuole portare in tribunale  i libri della società  per un concordato, capisce che  fra sindacatini, consiglieri grillini, una sindaca “che non conta” e quant’altro, gli stanno facendo le scarpe lasciandogli sul gobbo un miliardo e 350milioni di debiti e un servizio che non si sa se arriverà a Natale. Anche lui se ne torna a Milano dopo una raffica di interviste da guinness dei primati. 

Poi ci sarebbe da parlare delle rotazioni di incarichi a livello apicale dell’amministrazione, alla girandola degli sta di qua e metti di là, promuovi questo e boccia quello, ecc. 

Va bene, lo abbiamo capito, la Raggi e i suoi vogliono mantenere lo status quo per i 65mila dipendenti fra ‘comunales’ e municipalizzate  per garantirsi il consenso. Ma se oltre a questo,  la futura classe di governo pentastellata a Roma sia di una totale inettitudine? Il dubbio non ci fa dormire.  

 Erano meglio quelli di prima? Magari no, ma che serve additare le responsabilità agli altri, queste sono acrobazie verbali di chi è con l’acqua alla gola con un clichè che adottò Alemanno contro Veltroni e Marino contro Alemanno. 

Resta il fatto che oggi, e sottolineiamo l’oggi, non sono certo loro due, oltre a Rutelli e Veltroni, che debbono far funzionare i trasporti, raccogliere la monnezza, garantirci l’acqua, tappare le buche, falciare l’erba per evitare gli incendi, curare il verde, mettere i vigili in strada ecc ecc. Eventualmente, solerti smanettoni grillini, continuate a ghigliottinarli sul Web, tanto non frega più niente a nessuno.

Tocca allora rassegnarsi al peggio e galleggiarvi sopra perchè, parafrasando il grande Edoardo De Filippo, con “questi fantasmi” avremo a che fare per altri 4 anni. 

Giuliano Longo

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