Atac, intervista al segretario della Cgil Michele Azzola: «Anche i dipendenti pagano un prezzo per la crisi dell’azienda»

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Estate bollente per la Capitale. In luglio è scoppiata la grana “Atac” dopo l’intervista rilasciata dall’ex DG Bruto Rota e le sue dimissioni. Polemiche a non finire e un’alzata di scudi dei sindacati contro la possibilità non tanto remota di un ingresso di altri soggetti in Atac o di un concordato giudiziario. Una vicenda che tocca da vicino i lavoratori ormai frammentati in 11 sigle sindacali. Ragione di più per sentire la voce del segretario della Cgil di Roma e del Lazio Michele Azzola che la mette subito sul polemico.

«Attendevamo con ansia un manager innovativo che usasse il personale come capro espiatorio per spiegare il disastro di Atac – dice ironicamente –. Dopo un anno di giunta Raggi, rocamboleschi cambi di vertice, nomine fondate su competenze tutte da dimostrare, la soluzione all’opinione pubblica è servita: ‘i lavoratori non producono’».

Non mi pare che Rota abbia posto solo la questione dei poveri dipendenti….

«Infatti,  tutti i dirigenti Atac hanno conservato il posto nonostante il disastro dal 2006 mentre l’offerta di trasporto pubblico locale si è drasticamente ridotta in quantità e qualità. Pensi che il presidente Manuel Fantasia, appena dimissionato dalla Raggi, non solo non ha licenziato nessun responsabile aziendale, ma addirittura ha reintegrato il dirigente degli acquisti che era stato rimosso dopo le segnalazioni effettuate dall’Anticorruzione per 21mila gare di appalto gestite dall’azienda».

Va bene, ma il consociativismo sindacale e politico danni ne ha pure procurati.

«Guardi che è l’intera classa politica romana ad autoassolversi dalla propria comprovata incapacità e  lo fa per nascondere il proprio fallimento, per nascondere le continue ingerenze e pressioni esercitate sui dirigenti aziendali, responsabili di aver accettato di eseguire ordini contrari all’interesse aziendale e dei cittadini per favorire ritorni personali in termini politici e di consenso. Burattini, niente di più».

Insomma, lei assolve i sindacati e condanna i partiti.

« Anche il Pd romano che in parte si attacca al referendum dei Radicali, perché crede di risolvere il problema Atac semplicemente con un cambio di proprietà, senza spiegare che un pezzo significativo del trasporto è già gestito da un privato che ha vinto una gara di appalto con un consorzio capeggiato da Roma TPL. E guarda caso, la qualità di quel servizio è addirittura peggiore della media: vetture vecchie, sporche, assenza di pensiline per l’attesa, un’evasione tariffaria di massa a cui si aggiunge il fatto che i dipendenti si trovano ogni mese a chiedersi se percepiranno lo stipendio o meno».

Scusi se insisto, ma dopo la frequenza degli scioperi spesso promossi da sigle minori e che comunque paralizzano la città, mi pare che lei stia stendendo un pietoso velo sulle loro responsabilità.

«È troppo facile accusare il sindacato e i lavoratori. Non perché in Atac non ci siano lavoratori che possano approfittare della situazione e fare i “furbetti” o sedicenti sindacalisti che possano aver provato a garantire anche a loro, esattamente come al gruppo dirigente e alla politica, un tornaconto personale. Questi episodi vanno portati alla luce e i soggetti coinvolti perseguiti con gli strumenti normativi, di legge e contrattuali, che già esistono. Lo si faccia e la Cgil non potrà che essere d’accordo».

Nessuno dubita dell’onestà della maggioranza dei dipendenti, ma ormai il disservizio bus ha raggiunto livelli insopportabili.

«Sarebbe al disastro totale se non avessimo meccanici che improvvisano riparazioni, inventando ricambi che l’azienda non compra; autisti che guidano sei ore, con queste temperature torride, senza aria condizionata e alla mercé di cittadini e turisti arrabbiati; autisti che decidono di uscire con mezzi non perfettamente funzionanti pur di garantire qualche corsa in più e che ogni giorno continuano a lavorare nonostante intorno a loro vedano sprechi e mala gestione da parte di gruppi dirigenti».

Eppure ci pare che Rota abbia risanato l’Atm di Milano dialogando con i sindacati.

«Allora additi i veri responsabili. Centro destra, centro sinistra e oggi il Movimento 5 stelle che non sono intervenuti per cambiare questo stato di cose e tutti i dirigenti siedono ancora comodamente al loro posto, mentre il politico di turno, che trova il tempo di ricevere aziende desiderose di mettere le mani sul servizio di biglietteria. Certo riorganizzare il servizio e l’azienda Atac è un lavoro serio e faticoso, che andrebbe assegnato ai migliori manager, offrendo loro tutto il sostegno necessario».

Ci pare che Rota lo fosse.

«Il fatto è che quando manager competenti hanno iniziato a toccare dirigenti incompetenti si sono trovati contro proprio quei politici che non potevano permettere si mettesse in discussione un modello che garantiva loro clientele e rendite di posizione. La politica faccia il suo mestiere e pensi a programmare la mobilità della città con corsie preferenziali. Pensi alla regolamentazione dei bus turistici e del traffico privato, alla distribuzione delle merci in città e ristabilisca quel rispetto delle regole ormai completamente ignorate nell’anarchia totale. Infine deve risolvere la drammatica situazione economico/finanziaria valorizzando il patrimonio immobiliare di Atac sfruttando gli spazi non indispensabili per patrimonializzare l’azienda».

Se questi sono i compiti della politica, cosa dovrebbero invece fare i manager?

«Debbono riorganizzare l’azienda senza interferenze, ammodernarla nel parco mezzi e nelle tecnologie, contrastando l’evasione tariffaria. Poi debbono rimettere sotto controllo il sistema degli appalti, vero e proprio distributore improprio di risorse pubbliche, in assoluta trasparenza».

Questa è l’opinione della Cgil che tuttavia non è l’unico sindacato sulla piazza.

«Noi vogliamo fare la nostra parte la sua parte e chi vuole dividere gli utenti dai lavoratori non sa che entrambe le categorie sono vittime dei disservizi e vengono strumentalmente messi in contrapposizione solo per poter garantire a chi gestisce di continuare a perseguire interessi altri. In ogni caso sappia che non esiste dirigente Atac che possa dire di aver mai ricevuto pressioni dalla Cgil per assunzioni o per la gestione interessata degli appalti».

Ma è sufficiente la vostra buona volontà?

«L’alternativa è che magari si arriverà al referendum oppure al concordato, ma le cose continueranno ad andare come sono sempre andate, con buona pace dei cittadini che continueranno a essere raggirati».

Giuliano Longo

 

 

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