Le nomine ai vertici di Zetema e lo strano caso del prof. Flick

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Premesso che la sindaca Raggi va rimpolpando di poltrone i consigli di amministrazione delle municipalizzate che invece Ignazio Marino aveva ridotto ai soli amministratori unici, premesso che la sindaca e i suoi fedelissimi hanno ricevuto 3.500 curricula dei quali il 10% attenzionati, premesso che il prof. Flick ha rinunciato all’onore di governare Zetema, tutto ciò premesso (tanto per restare nell’avvocatese) finalmente vengono nominati i vertici della società che con i suoi 1.000 dipendenti dovrebbe governare gran parte della cultura, degli spazi museali e di alcuni teatri della capitale.

Eppure la proliferazione delle poltrone fa levare gridolini di gioia al vice sindaco e assessore alla cultura Luca Bergamo che dichiara: «Zetema da oggi dopo 19 anni ha un nuovo Cda e un nuovo presidente.»  

Un semplice avvicendamento che secondo il vice sindaco (ormai uomo forte della giunta)  apre a un cambiamento (di emolumenti?): «Nella partecipata -dichiara- ci sono molte persone che lavorano bene che continueranno a fare il loro lavoro, ma Zetema tornerà ad essere un’azienda di servizi e non più quel concentratore di potere che è stato finora.»

Già, ”un concentratore (sic) di potere” che per quasi vent’anni sarebbe stato nelle mani di Albino Ruberti, professionista dalle conoscenze vaste, importanti e dai numerosi incarichi nella cultura anche retribuiti, che oggi sbarca con Zingaretti a Lazio Innova. 

Lui non gradisce le dichiarazioni di Bergamo che peraltro deve aver conosciuto quando  in gioventù era vicino ai movimenti antagonisti e collaborava  prima con Francesco Rutelli e poi con Walter Veltroni. 

Succede allora che Albino  appreso delle nomine così ironizzi:  «Sono stupito, evidentemente la temperatura ha influito,  perché nell’ultimo anno avevamo lavorato bene e non capisco la necessità di fare polemica.» Poi toccato nel vivo dal  “concentratore (risic) di potere” ribatte  «i nostri atti sono visibili da sempre, lo stesso non può dirsi per altre società comunali»

Dunque, se la Zetema di Bergamo ritorna dopo decenni ad essere una pura e semplice società di servizi la linea culturale per una città come Roma, che di cultura vive, chi la darà? Ovviamente la Raggi e il suo vice sindaco affiancati da un board. Quella “cosa” (per ora indistinta nelle nebbie verbali)  cui presterà la sua collaborazione, niente popò di meno che,  il prof Flick insigne giurista e già ministro con il Governo Prodi. Lui fa sapere che la Raggi ha voluto il suo curriculum (anche se le bastava fare una ‘ricerca organica’ su google) ma, pur entrando a far parte della ‘cosa’ si è ben guardato dall’accettare la poltrona a Zetema che gli era stata offerta dalla sindaca.

Veniamo alle nomine. In verità tutta gente che si occupa di informatica avanzata, innovazione aziendale, docenze in materie avanzate, diritto societario e tutt’altro fuorchè di cultura. 

Anzi, fra queste spicca quella della consigliera Simonetta Lux, ordinaria della Sapienza che alle ultime elezioni comunali era stata candidata con la lista dei Radicali per Roberto Giachetti. Presidente dell’azienda sarà Francesca Jacobone, docente di Economia dei Sistemi Produttivi con diversi trascorsi nell’amministrazione pubblica. A Remo Tagliacozzo il ruolo di amministratore delegato, lui che proviene addirittura dal Centro Italiano di ricerche aerospaziali, dove ha ricoperto l’incarico di Responsabile Affari legali e societari

Beh, direte voi, bella gente e poi chissà quali curriculoni avranno presentato alla Raggi, da tempo china sulle sudate carte a consultarne altre migliaia. In effetti pare che le scelte le abbia fatte lo stesso Bergamo mentre Tagliacozzo è assistente dell’assessore/imprenditore alle municipalizzate Colomban che a settembre tornerà nel suo Veneto.

Scelte buone e giuste. Magari un po’ in contrasto con le iniziali intenzioni del presidente dell’assemblea De Vito e  delle sua fazione vicina alla on. Lombardi, ormai prossima candidata alla regionali del Lazio. Loro sulle nomine a Zetema da tempo avevano altre idee.

Ma i giochi sono fatti: la cultura è terreno esclusivo di Bergamo e guai a chi gliela tocca, altro che curricula.

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