Autostrade, la guerra della Cisterna-Valmontone

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Quindici lunghi anni di battaglie e petizioni. Continua la storia travagliata della Cisterna-Valmontone e del corridoio Roma-Latina.
I Comitati hanno organizzato per sabato un’Assemblea Popolare Costituente «per l’Ambiente e la Difesa dei Diritti contro tutte le devastazioni». Appuntamento dalle ore 17 a Piazza Don Bosco (Cinecittà) Roma.
Un’iniziativa che precede la manifestazione/presidio del 22 novembre alle ore 14 sotto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per chiedere «il ritiro dell’inutile, devastante, costoso progetto dell’autostrada a pedaggio».

«Chiediamo di investire le risorse economiche pubbliche per l’adeguamento in sicurezza di tutta la Via Pontina – si legge in una nota – la ricucitura e l’ottimizzazione di tutta la rete stradale, la rigenerazione e il potenziamento della rete ferroviaria regionale per i pendolari e per le merci, come la Roma-Nettuno, la Roma-Velletri e la Roma-Latina, le autostrade del mare. Sosteniamo che l’unica azione efficace, risiede nella riduzione dei flussi di auto private e tutto ciò si può ottenere, oltre ai sopramenzionati interventi, con la costruzione della metropolitana leggera Roma-Pomezia-Ardea. Tali piccole opere, tuteleranno l’ambiente (parco di Decima-Malafede, lago di Giulianello, Riserva statale del litorale romano) e la vocazione agricola delle innumerevoli aziende anche a coltivazione biologica».

Sull’avvio dei cantieri pesa sicuramente il sì del Cipe. Il costo complessivo del progetto integrato è di 2.728 milioni di euro. In particolare per quanto concerne la bretella le quote dell’investimento saranno a carico dello Stato per il 40%, mentre il 60% a carico dei privati (che incasseranno il pedaggio autostradale). Il Governo ha inoltre garantito l’affidamento e la concessione dei lavori anche per consentire l’avvio immediato dei cantieri. Decisivo anche il via libera espresso in una conferenza dei servizi di due anni fa da parte dei Comuni. Che ora con i cambi di Amministrazione appaiono divisi.

Da una parte il sindaco di Cori Tommaso Conti, che con una lettera inviata al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e al Presidente della Regione Lazio ha ribadito la «ferma contrarietà alla realizzazione di un’opera inutile, devastante e costosa, che non risolverà la crisi industriale del territorio pontino, la cui irreversibilità necessita di un diverso modello di sviluppo dell’economia locale».
Dall’altra il sindaco di Labico, paese dove partiranno i cantieri, uno dei fautori del progetto. «Siamo stanchi di tutti questi ripensamenti – dice Alfredo Galli, sindaco di Labico. Bisogna guardare avanti. Abbiamo discusso e apportavo varianti. Si tratta di un’opera necessaria per tutto il territorio e il rilancio economico dell’intera provincia».