Grottaferrata, se 7 candidati vi sembran pochi…

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Si presenta piuttosto confuso, a dir poco, il quadro delle prossime elezioni amministrative nei comuni della nostra provincia. Una tendenza, quella della frammentazione politica e della proliferazione delle liste, che ormai caratterizza ogni competizione amministrativa dove gli interessi, anche personali, più vari cercano la loro collocazione di potere.

Per fare un esempio, si pensi che a Grottaferrata gli aspiranti sindaci sono 7 per dare risposte ai 20 mila elettori chiamati al voto in anticipo, dopo il commissariamento per le dimissioni del sindaco del centrodestra Giampiero Fontana. Qui deciderà il ballottaggio ma attualmente, in questo quadro frammentato, tentare di dare una colorazione politica a questa folla di candidati risulta piuttosto difficile.

Chiaramente identificabile Stefano Bertuzzi, architetto, scelto dal Partito Democratico non senza una discussione interna e divisioni talora aspre. A seguire il candidato civico, l’architetto Luciano Andreotti che è già stato assessore all’Urbanistica con il sindaco di centrosinistra Mori, ed è appoggiato da 4 liste sostenute da esponenti del Pd ed anche  dalla passata amministrazione di centrodestra. Rita Consoli dopo le comunali del 2014 si ricandida con la sua lista “La Città al Governo“, che vuole essere esclusivamente civica a favore dei cittadini. Maurizio Scardecchia, già candidato nel 2014 per il Movimento 5 Stelle, si presenta con una giunta già pronta e un programma di governo. Gianluca Paolucci, ex Forza Italia e vicesindaco nella giunta Fontana è sostenuto dal movimento “Gente Libera” e dalla lista civica “Grottaferrata Una Alleanza Cittadina” e aspira ad ottenere voti da destra. La ex consigliera Moira Masi, passata da Forza Italia ai Fratelli d’Italia oltre che dal partito di Giorgia Meloni, è sostenuta dalla lista “Noi con Salvini” che in realtà nella nostra provincia e a Roma sino ad oggi ha ottenuto ben magri consensi. Infine in solitaria corre Paolo Campanile di Casapound.  La frammentazione maggiore riguarda Forza Italia, il cui simbolo non compare in nessuna lista mentre i suoi simpatizzanti si distribuiscono fra i vari candidati.

A Lanuvio invece la competizione è più limpida perché Rodolfo D’Alessio sfida il sindaco uscente Luigi Galieti in una partita che si gioca tutto al primo turno, essendo quel comune al di sotto dei 15.000 abitanti. Il medico Galieti si ripresenta con la sua lista civica “Lariano per la democrazia” senza alcun simbolo di partito. Rodolfo D’Alessio è invece il candidato di tutta la sinistra, dal Pd ai Comunisti italiani. Ma qui la grande incognita sono i  5 Stelle che qualora non si presentassero con un loro candidato potrebbero determinare l’esito della competizione, forti di quel il 33,5% alle elezioni politiche del 2013 che ne fecero il primo partito di Lanuvio.

Giuliano Longo

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